Coronavirus
15 Giugno 2021
12:26

La variante Delta raddoppia il rischio di ricovero in ospedale

Lo indicano i risultati di uno studio condotto in Scozia che ha analizzato il rischio di ospedalizzazione e gli effetti della vaccinazione nei confronti della variante B.1.617.2 del coronavirus: all’infezione causata da questo ceppo è associato un aumento della probabilità di ricovero per Covid-19, con un rischio 1,85 volte più alto nel confronto con la variante Alfa (inglese).
A cura di Valeria Aiello
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Le persone positive alla variante Delta (indiana) del coronavirus hanno quasi il doppio della probabilità di ricovero in ospedale per Covid-19 rispetto a chi ha contratto l’infezione da variante Alpha (inglese). Lo indicano i dati di uno studio pubblicato su The Lancet che ha analizzato il rischio di ospedalizzazione e stimato l’efficacia della vaccinazione in Scozia, dove la variante Delta di Sars-Cov-2, nota anche come B.1.617.2, è diventata il ceppo dominante, soppiantando rapidamente la variante inglese (B.1.1.7) in precedenza prevalente.

L’analisi ha coperto il periodo compreso tra il 1° aprile e il 6 giugno durante il quale sono stati confermati circa 20mila casi di Covid-19, indicando che il rischio di ospedalizzazione è “approssimativamente raddoppiato per la variante Delta, con una probabilità di ricovero particolarmente aumentata nei soggetti con cinque o più comorbidità” osservano gli studiosi che hanno condotto l’analisi per conto del Public Health Scotland in collaborazione con i ricercatori di Eave II, la piattaforma di sorveglianza utilizzata in Scozia per tracciare e prevedere l’epidemiologia di Covid-19. In termini numerici, il rapporto di rischio (HR) in termini di ospedalizzazione è risultato di 1,85 volte più alto per i pazienti contagiati da variante Delta nel confronto con la variante Alpha, dopo l’aggiustamento statistico dei dati rispetto a parametri come età, sesso, trend temporale del ricovero e comorbilità.

I dati hanno inoltre evidenziato che i casi di variante Delta sono stati registrati “principalmente nei soggetti più giovani e benestanti” e che, considerando l’intera corte di popolazione (piuttosto che i soli casi ospedalieri), l’analisi per stimare l’efficacia della vaccinazione ha mostrato che due dosi dei vaccini anti-Covid di Pfizer-BionTech e Astrazeneca hanno un’efficacia in parte ridotta – rispettivamente pari al 79% e al 60% – contro l’infezione da variante Delta, sebbene la protezione complessiva sia comunque adeguata, come riscontrato anche dalla Public Health England.

Entrambi i vaccini sono stati efficaci nel ridurre il rischio di infezione da SARS-CoV-2 e il ricovero in ospedale Covid-19 nelle persone contagiate dalla variante Delta, ma questi effetti sull’infezione sembravano essere diminuiti rispetto a quelli contro la variante Alpha – hanno aggiunto gli studiosi – . In particolare, il vaccino Oxford-AstraZeneca è apparso meno efficace del vaccino di Pfizer-BioNTech nel prevenire l’infezione da SARS-CoV-2 da variante Delta”.

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