Una delle anse del calderone rinvenuto nella tomba, riccamente ornata con una rappresentazione del dio greco Acheloo (© Denis Gliksman, Inrap)
in foto: Una delle anse del calderone rinvenuto nella tomba, riccamente ornata con una rappresentazione del dio greco Acheloo (© Denis Gliksman, Inrap)

Un tumulo dal diametro di 40 metri, una camera funeraria di 14 metri quadrati nel cui cuore riposa un defunto adagiato sul suo carro, così come venne composto al momento della sua morte: è questo l’eccezionale ritrovamento effettuato dagli archeologi francesi, uno dei più vasti ed importanti relativamente a questo periodo. L’uomo in questione, infatti, visse durante la prima età del ferro e, dall'analisi dei manufatti nonché dalla precisa posizione geografica del suo sepolcro, è totalmente riconducibile alla cultura di Hallstatt.

I Celti in Europa centrale

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, teniamo presente che la cultura di Hallstatt è localizzata in Europa Centrale tra l’età del bronzo e la prima età del ferro. Da essa, in virtù dei ricchissimi scambi commerciali con civiltà come quella greca e quella etrusca, si sarebbe sviluppata la cultura di La Tène (entrambi i nomi derivano dai siti archeologici principali rinvenuti) a partire dal VI secolo a. C. Alcune società identificate archeologicamente come appartenenti alla cultura di La Tène erano le stesse a cui un autore greco come Erodoto si rivolgeva nel V secolo a. C. quando scriveva dei “celti”.

Un ricchissimo corredo…

Ma torniamo al ritrovamento, avvenuto grazie agli archeologi dell’INRAP a Lavau nella regione di Champagne-Ardenne dopo che alcuni scavi privati avevano fatto sospettare la presenza di “qualcosa” lo scorso ottobre. La tomba contiene un corredo funerario di una ricchezza ascrivibile soltanto alle più alte élite del tempo: gli oggetti più fastosi, disposti in un angolo, consistono in bacini, una cista di bronzo, una ceramica decorata finemente, un coltello all'interno della sua custodia. Ma il pezzo forte della collezione è una sorta di calderone in bronzo, dal diametro di circa un metro: i quattro manici di forma circolare sono ornati con rappresentazioni delle teste di Acheloo, divinità fluviale greca qui ritratta con barba, corna, orecchie da toro e tripli baffi. Sul bordo dello stesso calderone decorazioni con otto teste di leone.

L'ornamento a forma di testa di felino (© Denis Gliksman, Inrap)
in foto: L'ornamento a forma di testa di felino (© Denis Gliksman, Inrap)

… Acquistato da commercianti greci o etruschi

Gli archeologi hanno spiegato che il manufatto deve essere opera di un artigiano greco o etrusco. Al suo interno è stato rinvenuto un’oinochoe (una sorta di brocca) in ceramica Attica a figure nere che ritraggono Dioniso disteso sotto una vigna con una figura femminile di fronte: una scena di banchetto, tema particolarmente caro all'iconografia greca, esaltata da inserti in oro sull'orlo e sulla base e da una decorazione delle anse in filigrana. Una testimonianza di quanto anche gli aristocratici celti, evidentemente, apprezzassero i banchetti.

L'oinochoe all'interno del grande calderone (© Denis Gliksman, Inrap)
in foto: L'oinochoe all'interno del grande calderone (© Denis Gliksman, Inrap)

I Celti e le città stato del Mediterraneo

Tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a. C. le città stato etrusche e greche occidentali, Marsiglia in particolare, vissero una fase di prosperità e sviluppo. Questo portò ad un’espansione verso l'interno dettata dalla volontà di reperire nuove risorse, sotto forma di schiavi, di metalli o di beni preziosi come l’ambra. I commercianti del Mediterraneo entrarono così in contatto con le comunità celtiche distribuite in Europa continentale sfruttando le vie di comunicazione naturali costituite da fiumi come la Loira, la Senna, la Saona, il Rodano, il Reno, il Danubio. Le élite di queste zone iniziarono ad apprezzare i beni di prestigio portati dai commercianti provenienti dalle aree meridionali e a volerli acquistare: si spiegano così i ritrovamenti di preziosi manufatti di fabbricazione greca ed etrusca rinvenuti non soltanto in questo caso a Lavau, ma già a Vix e Bourges così come nei siti tedeschi di Heuneburg e Hochdorf. Quel che rende straordinario questo ritrovamento, però, non è soltanto la ricchezza ma soprattutto l’eccezionale stato di conservazione.

Veduta aerea che evidenzia il fossato circondante il tumulo (© Denis Gliksman, Inrap)
in foto: Veduta aerea che evidenzia il fossato circondante il tumulo (© Denis Gliksman, Inrap)

Un antico cimitero

Gli esperti hanno voluto sottolineare come il sito in questione presenti una forte «vocazione funeraria»: tombe ad incinerazione e tumuli circolari delimitati da fossati iniziarono a comparire in questa zona a partire almeno dalla tarda età del Bronzo, cioè dal 1.300 a. C. Attraverso i secoli e le diverse trasformazioni subite, l’area restò in uso come spazio dedicato alla memoria dei defunti fino all'età gallo-romana.