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La ‘supercazzola di Superquark’ del blog di Grillo sulla Xylella è l’ennesima fake news

Nel blog di Beppe Grillo è comparso recentemente un articolo dove si sostiene che il servizio di Superquark andato in onda l’estate scorsa sull’allarme Xylella si sarebbe avvalso di ospiti indagati per aver provocato l’epidemia stessa, per tanto non avrebbe trattato in maniera deontologicamente corretta l’argomento. Ma le cose non stanno proprio così.
A cura di Juanne Pili
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Un articolo di Petra Reski pubblicato sul blog di Beppe Grillo dal titolo “La Supercazzola di Superquark” accusa la trasmissione condotta da Piero Angela di aver confezionato un servizio sulla Xylella fastidiosa inficiato dalla presenza di due esperti indagati per aver causato l'epidemia e aver provocato un danno paesagistico, chiedendo che gli autori della trasmissione facciano una rettifica o diano spazio alle tesi alternative. Reski fa riferimento ad un servizio apparso nella trasmissione il 18 luglio 2018 su Rai Uno. Si parlava delle fake news sulla epidemia di Xylella in Puglia, alla presenza dei ricercatori Donato Boscia e Maria Saponari dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR di Bari. Le critiche dell’autrice non entrano nel merito di quel che gli esperti affermano, limitandosi ad insinuare problemi deontologici, dovuti al fatto che tali esperti risultassero indagati proprio per aver agito nella diffusione di una malattia delle piante:

Purtroppo la RAI ha omesso dire che questi due ricercatori sono stati indagati dalla procura di Lecce nientemeno che per articolo 500 del codice penale, ovvero la ‘Diffusione di una malattia delle piante’. E non solo: sono stati anche indagati di ‘Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (Art.476)’, di ‘Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (Art.479)’ di ‘Getto pericoloso di cose Art. 674)’ e di “Distruzione o deturpamento di bellezze naturali (art. 734)’.

Cosa viene detto nel servizio di Superquark

Nel servizio per altro non viene affatto omesso che Boscia e Saponari avessero subito delle indagini, spiegano infatti anche che tali accuse sono venute meno, a seguito di un intervento a livello europeo che di fatto li scagiona. Essere indagati per altro non significa che i reati per i quali si è imputati sono stati realmente accertati. Concentriamoci nel merito delle affermazioni che sono state fatte durante il servizio a cura dei divulgatori scientifici Giovanni Carrada e Rossella Li Vigni. In sostanza si fa una disamina di tutti i fatti avvenuti dall’agosto 2013 – quando i presunti indagati scoprono il primo focolaio di Xylella fastidiosa – ai nostri giorni. Allora sarebbe stato sufficiente intervenire tempestivamente, sradicando 800 mila ulivi. Boscia e Saponari riescono anche a scoprire il vettore dell’infezione, un insetto chiamato “Sputacchina”. L’ipotesi più accreditata al momento è che l’infezione sia arrivata tramite l’importazione di caffé dalla Costa Rica. Si tratta infatti di una malattia delle piante tipica delle regioni tropicali. Purtroppo però solo nel 2015 si cerca di fare qualcosa, con l'intervento della Protezione civile. Tuttavia il loro operato venne ostacolato da manifestazioni incentivate dalla disinformazione che nel mentre si era creata attorno al fenomeno, con vere e proprie tesi di complotto, tanto che i provvedimenti di sicurezza impiegati da altri paesi come la Francia – per scongiurare l’importazione di 102 specie vegetali – vennero giudicati come iniqui e addirittura discriminatori.

Le tesi di complotto sull’allarme Xylella

Lasciando perdere i presunti moventi politici che potrebbero nascondersi dietro le fake news sul problema della Xylella in Puglia, tanto da ispirare interventi parlamentari, analizziamo le principali tesi di complotto in merito, confrontandole con altre analoghe in modo da comprenderne meglio i meccanismi.

Il negazionismo: non esisterebbe proprio il batterio responsabile

Questa tesi si basa su alcuni estratti decontestualizzati delle dichiarazioni di un assessore della regione Puglia, Leonardo Di Gioia:

In due anni a fronte di 325 mila campioni analizzati è risultato infetto l’1% delle piante, una percentuale comunque bassa rispetto ai milioni di esemplari di ulivi presenti nel territorio pugliese.

Tali affermazioni però fanno riferimento agli esiti positivi di provvedimenti messi in atto proprio tenendo conto della comprovata esistenza del batterio della Xylella. Questo ricorda un po’ le polemiche volte a negare la necessità dei vaccini, perché tanto certe malattie non si vedono più, ignorando che si tratta proprio della conseguenza della loro somministrazione.

Assenza di evidenze scientifiche?

Chi sostiene la mancanza di evidenze si basa su articoli scientifici risalenti ai primi anni del focolaio di infezione, tra il 2013 ed il 2014. Studi più recenti ne accertano la presenza. Esiste anche la conferma della European Food Safety Authority dell’Efsa. Non vi sono dubbi in merito da parte di chi studia il fenomeno. Il negazionismo del batterio e la ricerca di altre cause della malattia ricorda quello dell’Hiv, retrovirus che non esisterebbe o che non si dovrebbe collegare con l’Aids, le cui cause andrebbero cercate altrove secondo i complottisti.

Chi sono i mandanti, quale il movente?

La caratteristica principale di tutte le tesi di complotto è l’assenza di un chiaro mandante e di un movente ben preciso. Non esistono ad oggi prove che colleghino l’emergenza Xylella con qualche consorteria straniera o nostrana, impegnata a farci credere che gli ulivi della Puglia si ammalino, né tanto meno se ne comprendono le motivazioni. Oltretutto non esistono ad oggi rimedi alternativi a quelli che si sarebbero dovuti adottare fin da subito, avallati da esperti nel settore. Non a caso le indagini contro Boscia e Saponari sono venute meno a seguto dell’intervento dell’Alta corte europea.

L'intervento della Corte Europea scagiona gli esperti

É nel contesto delle manifestazioni del 2015, aizzate dal fioccare di fake news sulla vicenda, che intervenne la magistratura italiana, indagando i due ricercatori e bloccando i pur tardivi provvedimenti di eradicazione degli ulivi. Infine è intervenuta l’Alta corte di giustizia europea, la quale scagiona gli esperti, particolare che l’autrice del blog di Grillo dimentica di ricordare. Ora il rischio di condanna a livello Europeo è nei confronti dello Stato italiano, il quale invece di agire tempestivamente lasciò che alla gogna venissero messi due esperti, rei di aver scoperto in tempo il problema con l’accusa di essere degli untori, oltre che di danno paesagistico.

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