In un aeroporto dell'Angola, in Africa, in tre viaggiatori provenienti dalla Tanzania è stata identificata una “super variante” del coronavirus SARS-CoV-2, la più mutata in assoluto da quando vengono monitorati i ceppi emergenti del patogeno pandemico. La variante tanzaniana è caratterizzata infatti da 34 mutazioni, delle quali ben 13 posizionate sulla proteina S o Spike, il “grimaldello biologico” che il virus sfrutta per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, riversare l'RNA virale all'interno e avviare il processo di replicazione, che è alla base dell'infezione (chiamata COVID-19). Per fare un confronto, la variante brasiliana P.1 (Variant of Concern 202101/02 – 20J / 501Y.V3) ha 18 mutazioni in totale di cui dieci sulla proteina S, mentre la variante inglese B.1.1.7 (Variant of Concern 202012/01 – VOC-202012/01) ne ha 17, delle quali otto sulla proteina S.

A scoprire e descrivere la variante “super mutata” tanzaniana è stato un copioso team di ricerca internazionale guidato da scienziati del KwaZulu-Natal Research Innovation and Sequencing Platform (KRISP) dell'Università KwaZulu-Natal di Durban (Sudafrica), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università di Città del Capo, dell'Università di Oxford (Regno Unito), della Fondazione Oswaldo Cruz (FioCruz) di Rio de Janeiro (Brasile), dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) e di altri centri di ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor Richard J. Lessells, docente presso la Scuola di Medicina “Nelson R. Mandela” dell'ateneo sudafricano, hanno identificato la variante tanzaniana dopo aver sequenziato 118 campioni biologici legati ad altrettanti tamponi rinofaringei, raccolti tra giugno 2020 e febbraio 2021 da viaggiatori transitati all'aeroporto internazionale dell'Angola. Come indicato, il ceppo è stato rilevato in tre turisti provenienti dalla Tanzania, in viaggio alla metà del mese di febbraio. Non sono note le loro condizioni di salute.

Come specificato a Forbes dal professor William A. Haseltine, ex docente presso la prestigiosa Scuola di Medicina dell'Università di Harvard, questa nuova variante di interesse (VOI – variant of interest) è particolarmente preoccupante non solo per il numero considerevole di mutazioni, ma anche per dove sono localizzate. Fra le altre è presente anche la mutazione di “fuga immunitariaE484K che si trova anche nelle varianti sudafricana e brasiliana; si tratta della modifica genetica che garantisce al virus una certa resistenza agli anticorpi neutralizzanti, sia quelli prodotti dalle precedenti infezioni naturali (catalizzando così il rischio di reinfezione) che quelli indotti dai vaccini anti Covid. “Un'altra mutazione degna di nota nella proteina Spike è la P681H. Questo cambiamento si verifica vicino al sito di scissione tra le subproteine Spike S1 e S2. Noi e altri ipotizziamo che questa mutazione aumenti la trasmissibilità aumentando l'efficienza della proteina S del precursore della spike, un requisito per l'infettività”, ha sottolineato il professor Haseltine. Tra le altre mutazioni che non riguardano la proteina S ma che sono di interesse per gli scienziati vi sono modifiche a carico del processo orf1ab legato alla replicazione, una che riguarda la proteina del “guscio” del virus (E) e una nella proteina nucleocapside (N).

Tra gli aspetti più inquietanti di questa nuova variante tanzaniana vi è il contesto in cui è emersa. L'ex presidente della Tanzania John Magufuli, deceduto in circostanze misteriose il 17 marzo di quest'anno, aveva dichiarato più volte di poter combattere il coronavirus con preghiere, erbe e tisane, senza la necessità di introdurre rigide misure anti contagio come avvenuto nel resto del mondo. Da aprile dello scorso anno non sono nemmeno più stati diffusi dati ufficiali sull'epidemia locale perché il virus “era scomparso”. La Tanzania, un Paese con 58 milioni di abitanti (praticamente la stessa popolazione italiana), ufficialmente ad oggi conta soltanto 509 infezioni e 21 decessi dall'inizio della pandemia, oltre che nessun caso praticamente da un anno. Se si considera che il confinante Kenya, ad oggi, ha fatto registrare 153mila infezioni complessive e 2.540 morti, ciò lascia intuire almeno in parte quale possa essere la reale situazione tanzaniana. Si ritiene che lo stesso ex presidente sia deceduto per COVID-19, sebbene le comunicazioni ufficiali parlino di evento cardiaco (aveva 61 anni).

Secondo gli studiosi, la mancanza di misure anti contagio diventa terreno fertile per lo sviluppo nuove varianti mutate del SARS-CoV-2, proprio come quella rintracciata nei tre viaggiatori provenienti dalla Tanzania. I dettagli della ricerca “A novel variant of interest of SARS-CoV-2 with multiple spike mutations detected through travel surveillance in Africa” sono stati caricati sul database online MedrXiv in attesa della pubblicazione su una rivista scientifica.