Martin Frouz and Jirí Svoboda
in foto: Martin Frouz and Jirí Svoboda

Quello che accadde all'Homo sapiens tra 45.000 e 7.000 anni fa possiamo conoscerlo soltanto attraverso fonti indirette: in questo senso, il DNA degli uomini preistorici costituisce una fonte rara e preziosissima. Un lavoro condotto recentemente da David Reich della Harvard Medical School si è proprio servito di testimonianze di questo tipo per evidenziare come, durante quel periodo, profondissimi mutamenti nelle popolazioni europee trasformarono nettamente il volto dell'Europa.

Era Glaciale e migrazioni

È noto da tempo come, circa 45.000 anni fa, i moderni umani si diffusero in Europa causando, al contempo, il declino della specie "cugina" dei Neanderthal; sono diversi i reperti archeologici che ci raccontano questa storia. Poi ci fu l'Era Glaciale, conclusasi circa 12.000 anni con un picco di intensità collocabile tra 25.000 e 19.000 anni fa, durante la quale i ghiacci ricoprivano completamente la Scandinavia, l'Europa settentrionale e anche le regioni più a nord della Francia.

I nuovi dati genetici, resi noti attraverso un articoli pubblicato dalla rivista Nature, rivelano che due grandi cambiamenti nelle popolazioni preistoriche sono strettamente collegati alla fine dell'Era Glaciale. Quando attorno a 19.000 anni fa i ghiacci iniziarono una lenta fase di ritiro, si assistette ad un ripopolamento nella zona sudoccidentale dell'Europa, in particolare nella regione iberica. In un secondo momento, circa 14.000 anni fa, gruppi provenienti dall'area sudorientale (Asia Minore e Grecia) si diffusero in tutto il Vecchio Continente.

Un affresco completo delle popolazioni europee

Prima di questo studio, soltanto quattro campioni di Homo Sapiens avevano fornito dati genetici sfruttabili: difficile riuscire a dipingere un affresco preciso delle migrazioni e dei processi demografici verificatisi all'epoca, con dati così frammentari. Questa volta, però, lo cose stanno diversamente, dato che i campioni utilizzati sono stati 51 ed hanno consentito agli studiosi di seguire il percorso dinamico con molta più precisione. E quel che maggiormente affascina è la scoperta che la storia così antica non è per niente meno complicata di quella degli ultimi 7.000 anni, con rimpiazzi di popolazioni e immigrazione su vastissima scala, a causa del cambiamento climatico.

Gente in movimento

All'incirca 37.000 anni fa, tutti gli europei discendevano da una singola popolazione che era resistita all'Era Glaciale, con alcune ramificazioni in diverse parti d'Europa. Il ramo belga, ad esempio, andò incontro prima ad una contrazione demografica mentre, circa 19.000 anni fa, una popolazione legata ad esso si espanse attraverso l'Europa a partire dall'area corrispondente alla Spagna odierna.

Circa 14.000 anni fa, inoltre, si verifica ad un ulteriore avvicendamento, con una nuova popolazione che proveniva dall'oriente e non dall'occidente: un mosaico di DNA, insomma, disegnò l'Europa dei primordi, con i nuovi gruppi che si impongono su quelli provenienti dalla Spagna e permangono fino all'arrivo dei primi coltivatori, durante il Neolitico.

Il neanderthal che è dentro di noi

Come già evidenziato da molti studi condotti negli ultimi anni, i nostri cugini Neanderthal ebbero comunque un ruolo in questo processo: lo conferma quella piccola percentuale di DNA che portiamo con noi ancora oggi e che, all'epoca, era ancora più elevata. Siamo passati dal 6 al 2% ma di quell'uomo primitivo c'è ancora qualcosa dentro di noi, così come ci sono le tracce di quella storia di spostamenti e lotta per la sopravvivenza che disegnò il DNA degli antichi europei.