Si torna sulla Luna perché il nostro satellite, al contrario di quanto comunica la sua desertica superficie, ha ancora qualcosa da dirci. Alle 23.27 di venerdì 6 settembre (ore 5.27 del 7 settembre in Italia) partirà la sonda LADEE (Lunar Atmosphere and Dust Environment) dalla Washington Metropolitan Area. La missione, esclusivamente robotica, durerà 160 giorni: dopo il lancio LADEE orbiterà intorno alla Terra per tre settimane, dopodiché imprimerà un'accelerazione che in 100 giorni la condurrà sulla Luna, con l'obiettivo di controllarne l'atmosfera e la superficie.

Al di là dei rilievi che verranno effettuati e che ci diranno molto dell'effettiva possibilità di costruire un futuro "abitabile" sulla Luna, questa missione presenta un ulteriore elemento di interesse. Pete Worden, direttore dell'Ames, ha infatti ricordato che "questa missione sarà un vero e proprio test del progetto: questo stesso mezzo potrebbe essere utilizzato per future missioni al fine di esplorare altre destinazioni, tra cui viaggi in orbita e sulla Luna, in orbita bassa e altri oggetti vicini alla Terra". La sonda, che viaggia sul missile balistico Minotaur V, è estremamente piccola, leggera e resistente. La fibra di carbonio che compone LADEE contribuisce a contenerne il peso, che si attesta sui 250 chili, carburante escluso.

La calma lunare, a quanto pare, sarà solo un ricordo. Entro la fine dell'anno, infatti, è previsto anche l'allunaggio di una sonda cinese. Il lancio nel 2007 del primo satellite lunare del Dragone, l'atterraggio della prima sonda, il ritorno nel 2017 per recuperare alcuni campioni e il possibile arrivo del primo cinese sulla Luna sono tutte tappe di un unico progetto che dimostra la rinnovata attenzione per il nostro satellite. Come ai tempi della Guerra fredda.