Non è un labile confine a marcare la distanza tra sanità mentale e psicopatologia, in molti casi, sono proprio delle anomalie cerebrali a dare origine ai tratti caratteristici della personalità psicopatica.

È l'organo più misterioso ed importante di cui disponiamo ed è sempre stato al centro dell'attenzione di studiosi e scienziati che hanno cercato di sondarne i misteri, alla ricerca di grandi risposte sui meccanismi che ne determinano il funzionamento. In un futuro non tanto lontano, grazie ai progressi scientifici rapidissimi degli ultimi anni, probabilmente del cervello conosceremo tutto, saremo forse in grado di rimuovere ricordi dolorosi o di tenere a bada depressioni e dipendenze: prospettive per molti aspetti spaventose ma non più così irrealistiche.

Secondo questa ottica è logico pensare ad un avvenire in cui anche della psicopatia (intesa come patologia psichiatrica con delle peculiarità ben precise al di là, dunque, del termine colloquiale) saranno svelati tutti i retroscena, comprendendo così a fondo e con certezza cosa determina il disturbo mentale, riuscendo ad entrare all'interno di una mente infinitamente diversa per capirne le differenze e mettendo a punto strategie terapeutiche

Attualmente, numerosi studi affermano che, effettivamente, esistono delle differenze strutturali tra il cervello di soggetti psicopatici e quello di persone giudicate «sane»; tutti i tratti caratteristici del disturbo di personalità antisociale quali mancanza di empatia, rimorso o senso di responsabilità, l'egocentrismo, l'impulsività, la tendenza alla manipolazione e a mentire senza tradire emozioni, sarebbero, infatti, determinate da anomalie che comportano le disfunzioni.

Una ricerca del 2009, ad esempio, indagava su alcune aree del cervello, evidenziando come l'amigdala e la corteccia orbitofrontale, entrambe collegate alla sfera emotiva, risultassero mal collegate tra loro in coloro ai quali era stata diagnosticata la psicopatia; il deficit nell'integrità strutturale della materia bianca tra queste due importanti zone cerebrali risultava, dunque, responsabile dei comportamenti antisociali fornendo così una base biologica al disturbo mentale.

Comportamenti che, di norma, sono collegati ad una morale utilitaristica che applica l'inganno e la manipolazione anche alle norme generalmente riconosciute ed accettate dalla società; un'indagine condotta recentemente in un carcere di media sicurezza del Wisconsin su un gruppo di 44 detenuti divisi tra psicopatici e non psicopatici, si è soffermata proprio sull'anomala percezione morale che presentano i soggetti affetti dal disturbo di personalità antisociale. La mancanza di empatia, determinata probabilmente proprio dalla diversa funzionalità di alcune zone del cervello, non può che alterare la percezione ed il giudizio sull'esterno.