Credit: Jean–Pierre Luminet
in foto: Credit: Jean–Pierre Luminet

Manca pochissimo alla pubblicazione della prima vera immagine di un buco nero, un traguardo scientifico senza precedenti atteso con entusiasmo da ricercatori e appassionati di astronomia di tutto il mondo. Lo hanno annunciato gli autori dell'ambizioso progetto Event Horizon Telescope (EHT), a circa due anni dalla raccolta dati conclusasi nell'aprile 2017. Inizialmente il rilascio dell'immagine era previsto per il 2018, tuttavia l'analisi delle informazioni ha richiesto più tempo del preventivato. Del resto si parla di ben 10 Petabyte di dati salvati in oltre mille hard disk, ottenuti puntando il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea (Sagittarius A*) con otto potentissimi radiotelescopi, dislocati in vari punti del pianeta.

Buchi neri invisibili. I buchi neri, tra gli oggetti più affascinanti e misteriosi dell'Universo, si chiamano così perché non possono essere visti direttamente. La loro attrazione gravitazionale è infatti talmente forte che non lascia sfuggire nemmeno la radiazione elettromagnetica, che comprende raggi X, luce visibile, onde radio e infrarossi. Ma un modo per osservarli indirettamente c'è. Ovvero puntando l'orizzonte degli eventi che circonda il “cuore di tenebra”, dove si possono osservare i flussi di materia attratti e divorati. È proprio questo ‘dettaglio' che gli scienziati dell'Università di Harvard, dell'Osservatorio del MIT ‘Haystack' di Westford e dell'Istituto Max Planck in Germania – il team ETH – hanno provato a immortalare.

L'aspetto di un buco nero. Tra i primi a teorizzare l'aspetto di un buco nero è stato il professor Jean-Pierre Luminet dell'Università Aix-Marsiglia, ricercatore presso il Centre de Physique Théorique de Marseille e all'Osservatorio di Parigi. Lo studioso fece i suoi calcoli con un vecchio computer IBM degli anni '60 e mise nero su bianco (a mano, con inchiostro e carta) i risultati del suo lavoro. L'immagine mostra una sfera oscura circondata dalle particelle di luce deformate dall'attrazione gravitazionale. Recentemente ha aggiornato le proprie teorie sui buchi neri con un nuovo articolo pubblicato su arXiv. Concettualmente il buco nero teorizzato da Luminet non è dissimile da quello osservato in Interstellar di Christopher Nolan, blockbuster cinematografico apprezzatissimo anche e soprattutto per la rappresentazione coerente dei fenomeni astrofisici. Del resto furono coinvolti alla progettazione di “Gargantua” il fisico teorico Kip Thorne del Caltech, che si basò proprio sulla ricerca di Luminet.

Esito incerto. Non è ancora chiaro cosa salterà fuori al termine del lavoro dell'ETH; potrebbero infatti apparire anche semplici pixel sfocati. Nel caso in cui l'immagine di Sagittarius A* – che ha una massa 4 milioni di volte quella del Sole – non fosse soddisfacente, gli scienziati non demorderanno, e condurranno ulteriori analisi aggiungendo altri radiotelescopi alle future osservazioni. Non ci resta che attendere fiduciosi la pubblicazione dei risultati di questa pionieristica ricerca.