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12 Dicembre 2019
13:15

La prima storia raccontata con l’arte in straordinarie pitture rupestri di 44mila anni

Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati australiani dell’Università Griffith ha scoperto antichissime pitture rupestri in una grotta calcarea dell’isola di Sulawesi, in Indonesia. Hanno 44mila anni e rappresentano la più antica opera d’arte che racconta una storia, probabilmente una scena di caccia.
A cura di Andrea Centini
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Pittura rupestre che mostra un anoa di pianura circondato da piccole figure antropomorfe. Credit: Adam Brumm / Ratno Sardi
Pittura rupestre che mostra un anoa di pianura circondato da piccole figure antropomorfe. Credit: Adam Brumm / Ratno Sardi

In una grotta calcarea dell'isola di Sulawesi, in Indonesia, sono emerse le più antiche pitture rupestri “narrative” mai scoperte, ovvero che raccontano una storia attraverso le varie figure antropomorfe e animali coinvolte. Non è chiaro cosa volessero mostrare gli autori, dato che i corpi umani sono molto più piccoli di quelli degli animali e alcuni sembrano esseri “soprannaturali”, tuttavia le diverse linee tracciate – simili a lance scagliate, o a corde tese – suggeriscono che possa trattarsi di una scena di caccia. Attraverso una tecnica di datazione basata sull'uranio i paleoantropologi hanno determinato che l'antichissima opera d'arte ha circa 43.900 anni; è dunque molto più datata delle pitture rupestri sulle pareti della grotta di Chauvet, in Francia, la cui età è stimata tra i 30mila e i 36mila anni.

A scoprire e descrivere questi incredibili reperti è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Griffith, Australia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del centro di ricerca indonesiano Balai Pelestarian Cagar Budaya, del Pusat Penelitian Arkeologi Nasional (ARKENAS) di Jakarta e della Scuola di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell'Università del Queensland. Gli scienziati, coordinati dal professor Adam Brumm, docente presso l'Australian Research Centre for Human Evolution dell'ateneo di Brisbane, hanno scoperto le pitture nel cuore della grotta calcarea di Leang Bulu “Sipong 4”, non molto distante dalla città di Makassar. Fa parte di un complesso di cave su un terreno di cui è proprietaria una compagnia mineraria, che a causa dei continui lavori nell'area introduce spesso sostanze inquinanti. Pitture rupestri in questo sito vengono studiate sin dagli anni '50 del secolo scorso, ma quelle narrative scoperte di recente erano rimaste celate agli occhi dei ricercatori poiché tratteggiate su una parete nascosta, a quasi 20 metri di altezza dal suolo.

Pittura rupestre. Credit: Endra
Pittura rupestre. Credit: Endra

Ma cosa mostrano effettivamente i disegni? Come indicato, si possono osservare animali e figure umane stilizzate, alcune delle quali presentano dettagli anatomici sovrannaturali, come una coda o quella che sembra essere la testa di un uccello. Tra gli animali raffigurati vi sono gli anoa di pianura (Bubalus depressicornis), robusti bovini endemici dell'isola di Sulawesi, e maiali selvatici. Sembrerebbe rappresentata una classica scena di caccia, tuttavia la differenza tra le dimensioni dei soggetti (le figure antropomorfe sono molto più piccole), la posizione delle mani e delle numerose linee tracciate lasciamo ampio spazio a varie interpretazioni. Potrebbe trattarsi anche di un mito religioso o di una cerimonia legata al folklore dell'antichissima cultura che ha concepito l'opera.

La scena di "caccia". Credit: A Brumm
La scena di "caccia". Credit: A Brumm

Poiché le pitture sono state realizzate con pigmento rosso a base di ferro e mancano di sostanze organiche, gli scienziati hanno dovuto effettuare la datazione attraverso una peculiare tecnica basata sull'uranio. In parole semplici, hanno analizzato alcuni minerali che si sono depositati sull'opera mentre l'acqua della grotta vi scorreva sopra. Grazie ad essi, come indicato, è stato possibile stabilire un'età superiore ai 40mila anni. A causa delle attività della società mineraria e dei cambiamenti climatici, che hanno alterato l'impatto dei monsoni nell'area, gli autori della scoperta sottolineano che i reperti sono a rischio e che andranno dunque tutelati in modo adeguato. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature e sul sito dell'Università Griffith.

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