Credit: (Goddard Space Flight Center della NASA / Jeremy Schnittman
in foto: Credit: (Goddard Space Flight Center della NASA / Jeremy Schnittman

Lo scorso 10 aprile la collaborazione internazionale “Event Horizon Telescope” composta da oltre duecento scienziati ha ottenuto la prima, storica immagine di un buco nero. Nello specifico, quella del mostruoso buco nero supermassiccio – con una massa da 6,5 miliardi di soli – sito nel cuore della galassia Virgo A/Messier 87 (M87), a 60 milioni di anni luce dalla Terra. Nonostante la “potenza di fuoco” usata dagli scienziati per "immortalarlo", ovvero otto potentissimi radiotelescopi dislocati in tutto il mondo che hanno raccolto diecimila Terabyte di dati stipati in migliaia di hard disk, il risultato finale, per quanto straordinario, è risultato un po' sfocato. Per ottenere un'immagine ad alta risoluzione di un buco nero serviranno dunque ancora del tempo e strumenti più sensibili.

La prima foto di un buco nero. Credit: Event Horizon Telescope
in foto: La prima foto di un buco nero. Credit: Event Horizon Telescope

La NASA, tuttavia, basandosi sugli studi e sul risultato ottenuto dall'Event Horizon Telescope, ha deciso di “anticipare i tempi” realizzando una nuova fantastica animazione (una GIF) che mostra dettagliatamente come dovremmo vedere un buco nero supermassiccio all'opera, in una ripresa ad alta risoluzione. Eccola qui di seguito.

Il risultato, naturalmente, ricorda da vicino quello della foto anche sotto il profilo dei colori, mentre la dinamica è la stessa determinata sin dalla primissima simulazione di un buco nero, quella ottenuta 40 anni fa dall'astrofisico francese Jean-Pierre Luminet grazie a un computer IBM 7040. In parole semplici, possiamo osservare una sfera nera al centro (il buco nero vero e proprio) contornato da un "anello fotonico" e dal disco di accrescimento. Il confine tra queste aree è l'orizzonte degli eventi, dove l'attrazione gravitazionale risulta talmente potente da piegare lo spazio-tempo e impedire la fuga di qualsivoglia particella elettromagnetica, come raggi X, luce e onde radio.

Credit: Jean Luminet
in foto: Credit: Jean Luminet

Dall'animazione della NASA si possono ottenere ulteriori, interessanti informazioni. La componente luminosa che osserviamo è il materiale che il buco nero supermassiccio sta divorando, risucchiato dall'attrazione gravitazionale. A causa del fortissimo attrito (i gas più vicini viaggiano a velocità prossime a quelle della luce) questo materiale si “accende”, generando la radiazione che possiamo intercettare con gli strumenti dalla Terra. Osservando il buco nero dal lato in cui il gas si muove verso di noi lo vedremmo più luminoso rispetto all'altro; un effetto, come spiegato dalla NASA, della relatività di Einstein. L'anello fotonico attorno al buco nero è costituito da anelli di luce sempre più deboli separati da striature nere, che si formano a causa delle differenti velocità dei gas e di nodi luminosi che si generano e dissolvono continuamente, sotto la spinta della devastante attrazione gravitazionale che distorce i campi magnetici. "Simulazioni e animazioni come queste ci aiutano davvero a visualizzare cosa intendeva Einstein quando ha affermato che la gravità deforma il tessuto dello spazio e del tempo", ha spiegato sul sito della NASA l'autore dell'animazione Jeremy Schnittman.