Anche se purtroppo non è più estate, e non ci sono più le Perseidi ad illuminare le notti con le loro esplosioni di luce, di Stelle cadenti è possibile ammirarne anche nei cieli autunnali: gli sciami meteorici osservabili dal nostro Pianeta, infatti, sono numerosi e si succedono sostanzialmente lungo tutti i dodici mesi dell'anno. Certo, alcuni possono manifestarsi soltanto come fiochi puntini biancastri, troppo lontani e deboli per catturare la nostra attenzione e spingerci a passare ore con il naso all'insù, mentre altri sono decisamente spettacolari e degni di tutto lo stupore che va riservato alle meraviglie della natura: probabilmente, lo sciame delle Orionidi rientra in questa seconda categoria anche se i capricci meteorologici del periodo durante il quale è visibile a noi non rendono adeguata giustizia a questo fenomeno celeste. Mentre, infatti, le brevi notti di agosto si prestano al meglio per le osservazioni spaziali, i primi freddi potrebbero spingere più di un amante dei cieli a preferire un accogliente spazio chiuso: quest'anno il clima sembra essere ancora clemente con una parte della penisola che potrebbe approfittare di questa coda d'estate per continuare ad ammirare le stelle, beneficiando di luoghi caratterizzati da scarso inquinamento atmosferico e luminoso.

Quello delle Orionidi è uno degli sciami meteorici più intensi ai quali possiamo assistere; associato alla cometa di Halley, trae il suo nome dalla costellazione di Orione, dal cui radiante sembra provenire la pioggia di astri: in realtà, queste stelle cadenti possono essere visibili in una porzione di cielo ben più ampia. In alcuni anni di particolare prolificità, si strisce luminose se ne vedono schizzare fino a 50/70 all'ora, ma per questo 2013 dovremo accontentarci di una media che si aggira intorno alle 20 meteore all'ora. Proprio in questi giorni, a partire dal 20, è possibile assistere al picco di attività che, comunque, interessa quasi tutto il mese di ottobre, poiché inizia mediamente intorno al 2 per concludersi il 7 di novembre: appena una settimana di "riposo", in verità, prima che i cieli ricomincino a popolarsi di altre meteore, questa volta appartenenti allo sciame delle Leonidi, originato dalla Cometa Tempel-Tuttle. Sfrecciando nei cieli ad una velocità media di 66 chilometri al secondo, le stelle saranno visibili al meglio nell'emisfero settentrionale, anche se l'intensa luce della Luna calante di questi giorni (che è stata piena pochi giorni fa, nella notte tra sabato e domenica quando si è verificato il fenomeno dell'eclissi penombrale) potrebbe effettivamente interferire con lo spettacolo.

Le Orionidi sono la forma visibile per noi terrestri della coda di Halley, probabilmente la più celebre tra le comete periodiche, nota già ai popoli e agli astronomi dell'antichità, transitata nei nostri cieli nel 1986 e destinata a tornarci soltanto nel 2062; la stessa Halley è all'origine dello sciame meteorico delle Eta Aquaridi, meno intenso ed osservabile da metà aprile e fino a fine maggio. Nell'arco della sua orbita, la cometa rilascia una massiccia scia di detriti consistenti principalmente in gas e polveri: quando il nostro Pianeta passa attraverso questo aggregato di materiali, questi ultimi si infiammano a causa del contatto con l'atmosfera generando la bellezza delle stelle cadenti. Secondo alcuni recenti studi, la maggiore o minore spettacolarità del fenomeno delle Orionidi andrebbe spiegata in ragione della periodica influenza della forza di gravità del Pianeta Giove su Halley, e dunque sulla sua scia di detriti al seguito, che genererebbe cicliche esplosioni di attività, traducibili per noi in anni in cui lo sciame risulta particolarmente intenso e luminoso.

Per osservare lo spettacolo non resta che mettersi in attesa ed osservare il cielo in direzione di Orione, del resto una delle costellazioni meglio visibili dell'intera volta stellata: sarebbe preferibile attendere che sia passata la mezzanotte, quando la supergigante rossa Betelgeuse (la seconda più luminosa di Orione e la decima di tutto il cielo notturno) avrà raggiunto il suo punto più alto sull'orizzonte meridionale.