Credits: H. Nayar
in foto: Credits: H. Nayar

Droni mutaforma per l'esplorazione planetaria, un telescopio spaziale gigantesco e un innovativo sistema di propulsione in grado di farci arrivare su Marte in appena un mese. Sono solo alcuni degli avveniristici progetti – alcuni dei quali al limite della fantascienza – inclusi nel NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts), un programma nato per coltivare il futuro dell'esplorazione spaziale, sia umana che robotica. Le rivoluzionarie proposte tecnologiche, che spaziano da nuovi strumenti di indagine scientifica a dispositivi di supporto per gli astronauti, vengono analizzate da una giuria di esperti della NASA, che decide se approvare o meno il finanziamento e soprattutto permettere i cosiddetti ‘balzi di fase', con ulteriore elargizione di fondi per approfondire i progetti. Per il 2018 ne sono stati approvati ben 25, la maggior parte dei quali di Fase 1 (finanziata con 125mila dollari) e alcuni portati alla Fase 2, che può contare su ben 500mila dollari. Non è detto che queste proposte si trasformeranno in missioni vere e proprie, ma le idee messe sul tavolo rappresentano il principale volano per il progresso nella ricerca aerospaziale. Ecco alcuni dei progetti più affascinanti del NIAC.

Shapeshifters

Shapeshifter, nel nostro idioma ‘Mutaforma', è un robot anfibio volante (FAR), in grado di cambiare forma e di esplorare un pianeta in tutti i suoi domini, dall'aria al sottosuolo. Vola, rotola e si trasforma in una sorta di siluro per sondare gli oceani, passando da un ambiente all'altro con agilità. Il robot è pensato per l'esplorazione di Titano, la luna di Saturno.

Credits: Ali Agha, Jose Mendez, JPL
in foto: Credits: Ali Agha, Jose Mendez, JPL

Biobot: Offloading

Il Biobot è un robot che segue l'astronauta come un ‘cagnolino'. È collegato alla tuta e serve a trasportare il peso del fondamentale sistema di supporto vitale (PLSS), che nelle tute attuali grava sulle spalle degli astronauti. Il peso è così elevato che limita spostamenti, durata delle missioni, mobilità e altro ancora, ecco perché l'idea del robot.

Credits: D. Akin
in foto: Credits: D. Akin

MIDEA

In futuro l'estrazione di risorse preziose dagli asteroidi potrebbe essere un'industria fiorente. Il progetto Meteoroid Impact Detection for Exploration of Asteroids (MIDEA) è volto ad analizzare la ‘qualità' degli asteroidi attraverso specifici sensori.

On-Orbit

I piccoli detriti spaziali prodotti da satelliti, razzi e altri dispositivi sono difficilmente rilevabili e rappresentano un serio pericolo per gli astronauti, i satelliti e le missioni spaziali in generale. On-orbit prevede il lancio di piccoli cubi in grado di monitorare la presenza in orbita dei detriti rilevando la loro firma plasmatica.

Marsbee

Le Marsbee, letteralmente ‘api marziane', sono piccoli droni volanti collegati a un rover più grande simile a Curiosity, che utilizzano come base di ricarica e hub centrale. Sono pensate per l'esplorazione del Pianeta Rosso, con lo scopo di raccogliere campioni e raggiungere luoghi inaccessibili ai classici robot con ruote.

Credits: C. Kang
in foto: Credits: C. Kang

Procsima

Procsima è un sistema di propulsione rivoluzionario che permetterebbe a piccole sonde di raggiungere Proxima Centauri (la stella più vicina alla Terra dopo il Sole) in 42 anni, al 10 percento della velocità della luce. Il sistema è basato su un raggio laser e un fascio di particelle neutre per spingere le sonde.

SPARROW

Lo SPARROW (passero), acronimo di Steam Propelled Autonomous Retrieval Robot for Ocean Worlds, è un robot per l'esplorazione di mondi oceanici che può trasformarsi in una sfera e percorrere lunghe distanze in modo rapido ed efficiente.

Ballet

Il Ballet è un rivoluzionario sistema di locomozione per indagare terreni impervi, basato su una piattaforma gonfiabile mossa da sei piedi legati a cavi. Attraverso una serie di telecamere il Ballet si orienta nello spazio e può mappare il territorio.

Credits: H. Nayar
in foto: Credits: H. Nayar

Telescopio spaziale modulare

Portare nello spazio grandi telescopi è costosissimo, come dimostrano il ‘vecchio' Hubble e l'imminente James Webb Space Telescope. Col sistema chiamato “Modular Active Self-Assembling Space Telescope Swarms” uno sciame di piccoli specchi-robot in grado di auto assemblarsi potrebbe creare enormi telescopi spaziali (con un diametro anche di 30 metri) con costi sensibilmente ridotti e una capacità di indagine superiore.

Credits: D. Savransky
in foto: Credits: D. Savransky

KST

Il Kilometer Space Telescope (KST), come suggerisce il nome, è un immenso telescopio spaziale con un diametro tre volte superiore al colossale radiotelescopio terrestre di Arecibo. L'area di raccolta delle informazioni sarebbe dieci volte superiore, e permetterebbe un aumento enorme nella risoluzione delle immagini e nella precisione.

Triton Hopper

Con la missione Triton Hopper, che ha raggiunto la Fase 2 come il KST, gli scienziati propongono una sonda per esplorare Tritone, il satellite di Nettuno, probabilmente un oggetto della fascia di Kuiper catturato dalla forza gravitazionale del pianeta. Da perfezionare i dati relativi a propulsione e propellente.

Credits: S. Oleson
in foto: Credits: S. Oleson

Scudo anti-radiazioni

Le radiazioni cosmiche sono uno dei principali pericoli dei viaggi spaziali, tanto che la missione umana su Marte potrebbe essere messa in discussione proprio per questa ragione. La “Spacecraft Scale Magnetospheric Protection from Galactic Cosmic Radiation” è una sorta di scudo per astronavi che permette di deviare queste pericolosissime radiazioni.

Credits: J. Slough
in foto: Credits: J. Slough

MEGA

Un altro sistema di propulsione per gli improponibili – almeno con le tecnologie attuali – viaggi interstellari. Il motore, per ora solo sulla carta, sarebbe basato sul Principio di Mach, da cui deriva il nome del progetto MEGA (Mach Effect Gravity Assist).