La stella killer divora un pianeta. credit: uchicago - illustrazione di Gabi Perez / Instituto de Astrofísica de Canarias
in foto: La stella killer divora un pianeta.

Viste da quaggiù, ad occhio nudo o con strumentazione dedicata, le stelle lontane anni luce dalla Terra scatenano emozioni che veleggiano tra il romanticismo e un profondo senso di mistero, ma raramente ci si sofferma sulla grandezza e sull'immane potenza di questi astri, le cui forze in ballo spesso travalicano le nostre capacità di comprensione. Sondando il firmamento, un gruppo di scienziati coordinati dall'astronomo Jorge Melendez dell'Università di San Paolo del Brasile si è imbattuto in un sistema solare a trecento anni luce dal nostro, che in base ai dati rilevati sarebbe stato protagonista di un evento tanto catastrofico quanto affascinante: la distruzione di un intero pianeta ad opera della stella. Chiamata HIP 68468, la stella è ritenuta "gemella" del nostro Sole, avendo caratteristiche simili sotto il profilo della temperatura, dell'età e della composizione.

Analizzando il sistema di HIP 68468 gli studiosi della UChicago hanno individuato due pianeti extrasolari (esopianeti) orbitanti attorno alla stella, HIP 68468c e HIP 68468b, rispettivamente un super-Nettuno e una super-Terra, così denominati per le caratteristiche intrinseche della massa. La situazione apparentemente normale si è radicalmente trasformata quando gli studiosi hanno concentrato le proprie attenzioni sulla stella; la sua composizione ha mostrato infatti una quantità di litio quattro volte superiore rispetto a quella che avrebbe dovuto avere per la sua età (sei miliardi di anni), inoltre è emersa la presenza dei cosiddetti elementi refrattari, metalli tipici di un pianeta roccioso e resistenti al calore infernale sprigionato da una stella. Si tratterebbe in pratica dei “resti” di uno o più pianeti, letteralmente divorati dalla stella killer, che gli scienziati hanno subito scherzosamente associato alla famigerata “Morte Nera” di Guerre Stellari, chiamata Death Star nella versione inglese della saga.

Il fenomeno, secondo i ricercatori, non sarebbe così raro nell'oscuro Universo; nei sessanta sistemi sotto la lente di ingrandimento del team di ricerca, che si avvale del potente telescopio dell'Osservatorio La Silla in Cile, circa il 15% delle stelle avrebbe un quantitativo di litio superiore a quello che dovrebbe avere, sintomo del probabile inglobamento di un pianeta roccioso. Si stima che una sorte analoga potrebbe toccare a Mercurio, Venere e alla nostra Terra entro un miliardo di anni, inglobati dalla crescita del Sole che si trasformerà in una Gigante Rossa. Per alcuni astronomi francesi e canadesi la fine della Terra, o meglio, della vita su di essa, potrebbe arrivare entro cinque milioni di anni, a causa del calore elevatissimo sprigionato dal Sole nella sua fase di decadimento.

[Illustrazione di uchicago – Gabi Perez / Instituto de Astrofísica de Canarias]