7 Giugno 2017
13:00

La morte cerebrale è reversibile, parola del dott. Frankenstein

Una società americana promette di rendere la morte cerebrale reversibile, mediante sperimentazioni discutibili e sfidando le attuali conoscenze scientifiche. Esistono già studi che spiegano perché questo non è possibile.
A cura di Juanne Pili

L'anno scorso una società di Philadelphia (Usa) denominata Bioquark annunciò sperimentazioni nel campo della rianimazione, attraverso corpi di persone cerebralmente morte, vale a dire con l'elettroencefalogramma piatto. Tali sperimentazioni si sarebbero dovute tenere in India. Recentemente la società americana torna a far parlare di sé annunciando nuove sperimentazioni in Sudamerica, ma le precedenti non hanno rivelato alcun risultato convincente.

Su cosa si basano le sperimentazioni? Per quanto lo staff sia composto da veri esperti nel campo della farmacologia e della rianimazione, i metodi con cui ritengono di raggiungere lo scopo – praticamente resuscitare i morti – sono stati giudicati alquanto vaghi. Tutto si basa sulla convinzione che le cellule staminali nel cervello possano riavviarsi basandosi sul tessuto circostante, un fenomeno riproducibile nelle piastrine da laboratorio e che è possibile riscontrare nel regno animale, per esempio nelle salamandre, le quali possono rigenerare i propri organi interni.

Perché le tesi di Bioquark sono infondate

Oltre a questi buoni propositi la società non risulta aver svolto precedenti sperimentazioni, per esempio sui topi. Ci si chiedeva già l'anno scorso come mai si volesse sperimentare proprio in India, questo rende il tutto molto discutibile anche dal punto di vista bioetico. Ci fa specie che un nuovo annuncio del tutto identico al precedente venga ricollocato stavolta in Sudamerica.

È vero che il cervello ha straordinarie risorse. Il Sistema nervoso ha dimostrato di avere buone capacità di recupero, l'irreparabilità dei tessuti cerebrali non è un assoluto per medici e neurologi. Tuttavia passare da una condizione di morte cerebrale ad un vero e proprio ritorno in vita non è diverso dai tentativi annunciati di eseguire dei trapianti di testa, altrettanto indimostrati.

Il background del team di Bioquark. Nello staff di Bioquark sono presenti anche ricercatori formatisi in Russia, dove durante l'esistenza dell'Unione sovietica sono state svolte sperimentazioni al limite del creepypasta di cui esistono anche filmati, come quello intitolato Experimental in the revival of organism, in cui si tentava di rianimare degli animali mediante un sistema circolatorio artificiale.

Le incognite della "resurrezione cerebrale". Aldilà di accenni a conoscenze già note sulle capacità del Sistema nervoso umano e sulle peculiarità delle staminali, la società americana non fornisce ulteriori dati scientifici che ci possano chiarire in che modo queste sperimentazioni – annunciate già da un anno – dovrebbero riportare in vita i morti, sfidando la naturale decomposizione, evitando tutti gli immaginabili effetti collaterali che potrebbe avere una persona qualora venisse riportata in vita dopo la morte cerebrale. Su quel che si tentò in India abbiamo già dei riscontri molto scarsi, con aspetti abbastanza controversi.

L'infondatezza della "reversibilità cerebrale". In uno studio redatto dal neurologo Arian Lewis dal bioetico Arthur Caplan nel 2016 su Critical care, i due scienziati spiegano in diversi punti perché i propositi della Bioquark sono totalmente infondati. Facciamo notare il punto che dovrebbe essere più ovvio: la morte cerebrale implica una accertata cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'intero Sistema nervoso centrale. Qualora questo aspetto venisse a mancare, del tutto o in parte, non si può parlare di morte cerebrale. Va da sé che suggerire una reversibilità del fenomeno fornisce solo false speranze ai parenti dei defunti.

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