La medicina tradizionale cinese attribuisce proprietà curative alle branchie di questo splendido animale. Per questa ragione, nei mari, la manta sta diventando sempre più rara, secondo la denuncia di sharksavers.

Non è la sola vittima di una medicina tradizionale cinese che si basa su presupposti di dubbia scientificità: nella cultura dell'estremo oriente sono tantissimi gli animali a cui si attribuiscono proprietà curative miracolose per patologie di ogni tipo, alcune delle quali ancora incurabili anche per la medicina occidentale. La manta viene ricercata nei mari, uccisa, mutilata e venduta principalmente per le sue branchie, ritenute capaci di guarire problemi di fertilità o, addirittura, alcune forme tumorali.

Un mercato che sta portando, inevitabilmente, al declino di una specie sempre meno presente nei mari. Assieme alla manta diminuiscono, al punto da essere vicini al rischio di estinzione ufficialmente riconosciuto, gli squali, alla cui cartilagine vengono ascritti taumaturgici effetti benefici contro il cancro; o i rinoceronti, ambitissimi per il proprio corno giudicato un potente rimedio contro l'impotenza. Farmaci naturali, su cui la scienza ha indagato verificando l'impossibilità di riscontrare effettivi miglioramenti in pazienti affetti da malattie gravi quali le neoplasie.

Eppure, questa pseudo scienza ha messo in piedi, soprattutto negli ultimi anni, un giro d'affari da ben 11 milioni di dollari l'anno, con un costo che oscilla tra i 40 ed i 500 dollari per ogni singola manta venduta nei mercati ittici, i più grandi dei quali in Indonesia, Mozambico, India e Thailandia. Un'entrata che, paradossalmente, è di gran lunga inferiore al valore commerciale di questo animale da vivo, in grado di attirare migliaia di visitatori affascinati dalle meraviglie dell'ambiente naturale del Sud Est asiatico, e di fruttare fino ad un milione di dollari di guadagno per gli enti e gli istituiti che si occupano di eco turismo.

A destare l'interesse dei pescatori di frodo non ci sono soltanto le branchie della manta birostris: una volta cacciato, dell'animale diventano particolarmente ambiti anche la pelle, che viene utilizzata per la fabbricazione di accessori di abbigliamento, e la cartilagine che viene rivenduta e spacciata per quella di squalo.

Il problema principale della manta, la ragione per cui è ancora più vulnerabile di altri animali rispetto alla pesca selvaggia che ne sta decimando gli esemplari, riguarda le sue caratteristiche fisiologiche: gli esemplari raggiungono la maturità sessuale in età molto avanzata (tra gli 8 e i 10 anni), avendo una durata di vita media superiore ai quarant'anni. Si riproducono, dunque, assai lentamente: una femmina dà alla luce un solo piccolo per volta, oltretutto in un arco di tempo che varia tra i due ed i cinque anni.

Secondo i dati di Sharksavers, l'organizzazione che ha lanciato l'allarme e diffuso un dettagliato rapporto sui numeri relativi alle mante in tutto il mondo, è stato in particolar modo nel corso della decade passata che si è assistito ad uno spaventoso incremento del mercato di branchie di mantra: le conseguenze sono attualmente vistose sia per quanto riguarda la diffusione del «grande diavolo del mare,» sia per le dimensioni, sempre più ridotte, degli esemplari. Secondo quanto affermano i pescatori locali, nelle Filippine, dal 1960 al 1990 le mante sono diminuite del 50% nelle acque.