Il calo dell'attenzione mediatica non è coinciso immediatamente con la fine dell'epidemia di ebola in Africa occidentale: basti pensare che soltanto ieri l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che la Repubblica di Guinea è ufficialmente libera dal virus.

Quarantadue giorni senza contagi

Sono trascorsi i canonici quarantadue giorni dall'ultimo caso confermato di ebola e, adesso, il Paese entrerà nel periodo di massima sorveglianza della durata di novanta giorni per assicurare la totale assenza di nuovi contagi. L'OMS ha addirittura elogiato il governo della Guinea, e tutta la sua popolazione, per il risultato raggiunto nel porre fine all'epidemia, rendendo omaggio ad uno Stato che ha dovuto fronteggiare un evento dalla straordinaria gravità e imprevedibilità.

Guinea ebola free dopo Liberia e Sierra Leone

Proprio in Guinea va cercata l'origine della catena di trasmissione, nei pressi di Gueckedou dove, alla fine del 2013, si registrò il primo caso: in poche settimane, il virus ha viaggiato, accedendo le epidemie anche nei confinanti Stati della Liberia e della Sierra Leone; alla fine, altri sette Paesi sono stati coinvolti, in virtù di un contagio che si è espanso sfruttando la terra o le rotte aeree. Finalmente quella catena di morte e sofferenza è stata interrotta in tutti e tre i Pesi principalmente colpiti: per l'OMS si tratta di una vera e propria pietra miliare lungo il percorso di lotta contro l'ebola, pur restando altissima la soglia di attenzione per prevenire nuovi focolai che potrebbero verificarsi nel 2016.

Dopo l'ebola

Tra marzo e novembre del 2015, purtroppo, la stessa area ha assistito ad una decina di ulteriori piccole epidemie, probabilmente causate dal riemergere di un virus particolarmente persistente nella popolazione superstite; secondo l'OMS l'ebola virus potrebbe resistere nel seme dei maschi sopravvissuti alla malattia per un lungo intervallo di tempo che va dai 9 ai 12 mesi. Ecco perché l'organizzazione si è impegnata a lavorare con i Governi di Liberia, Sierra Leone e Guinea per assicurare a tutti i cittadini l'accesso alle cure mediche e psicosociali necessarie nonché agli screening per la persistenza del virus. In questo scenario non va dimenticata la necessità di seguire i pazienti in un aspetto nient'affatto secondario ossia la reintroduzione nella comunità, la reintegrazione nella famiglia, la riduzione dello stigma che, inevitabilmente, si è abbattuto come un secondo male sui sopravvissuti. Tornare alla normalità, dopo tanto orrore, sarà un'impresa complessa.

Verso il 2016

Per questo il 2016 sarà un anno comunque critico, in cui i tre Paesi maggiormente colpiti avranno una fitta agenda per uscire dallo stato di emergenza sanitaria e ridare spinta e forza ai programmi fondamentali di salute pubblica, in particolare quelli riguardanti la maternità, mantenendo al contempo sotto controllo la situazione ebola per prevenire nuovi focolai. Tutto questo, dopo un'epidemia catastrofica che ha lasciato dietro di sé oltre 10.000 morti.