Credit: NASA/Infernal Productions
in foto: Credit: NASA/Infernal Productions

Il limite massimo di gravità sopportabile da un essere umano (ben allenato) su un esopianeta è compreso tra i 3 e i 4 g, ovvero quella di un oggetto celeste con una massa tra le 3 e le 4 volte quella della Terra. Lo ha dimostrato un team di ricerca della Facoltà di Scienze presso l'Università di Zagabria, Croazia, dopo aver eseguito specifiche misurazioni sulla base delle caratteristiche del corpo umano. Se le ossa si spezzano e i muscoli sono incapaci di sollevare il peso del corpo dalla superficie, ovviamente siamo innanzi a un pianeta inospitale e non abitabile. Il fatto che la forchetta del limite sia così ridotta aumenta sensibilmente la difficoltà nel trovare un'altra potenziale "casa" nello spazio, al netto delle altre infernali caratteristiche che possono caratterizzare gli esopianeti.

I tre autori dello studio, Nikola Poljak, Dora Klindzic e Mateo Kruljac del Dipartimento di Fisica dell'ateneo croato, hanno ottenuto il valore di 3/4 masse terrestri dopo aver tenuto in considerazione parametri come la flessione dei muscoli, la compressibilità delle nostre ossa e soprattutto l'andatura bipede (a "pendolo invertito", come l'hanno definita). Questa fondamentale conquista evolutiva contro la gravità – iniziata 3,6 milioni di anni fa – in associazione a una mutazione genetica ci ha trasformati in maratoneti perfetti, permettendoci di lasciare le foreste, migrare e colonizzare i grandi spazi aperti del nostro pianeta. Un curioso metro di paragone per le equazioni messe a punto dagli scienziati croati è stato il record di Hafþór Júlíus Björnsson, l'attore noto col soprannome di “Montagna” nella celebre saga de Il Trono di Spade. Nel 2015 Björnsson fece cinque passi barcollanti con un tronco di ben 650 chilogrammi caricato sulla schiena.

Tenendo presenti i parametri fisici del colosso islandese – 206 centimetri di altezza per 200 chilogrammi di peso – è stato calcolato che una persona con lo stesso allenamento e la forza dell'attore riuscirebbe a muoversi con non poche difficoltà in un esopianeta con una massa di 4,6 masse terrestri. Per questa ragione è stato individuato un limite più “umano” compreso tra le 3 e le 4 masse terrestri, ovviamente sempre per astronauti ben allenati. Va inoltre considerato che a circa 5 g il nostro cuore non funzionerebbe correttamente e lo svenimento sopraggiungerebbe in pochi istanti.

Dei circa 600 esopianeti dei quali disponiamo informazioni sufficienti sulla gravità – per gli altri dovremo attendere il lancio dell'avveniristico James Webb Space Telescope, erede di Hubble -, 422 possiedono una gravità compresa tra i 3 e i 4 g, dunque al netto delle altre caratteristiche che li rendono invivibili, teoricamente potrebbero essere attraversati da un essere umano. Negli esopianeti al limite, suggeriscono gli studiosi, i primi astronauti potrebbero essere aiutati da appositi esoscheletrici robotici in grado di favorire i passi, sempre tenendo presenti gli altri parametri biologici influenzati dall'eccessiva gravità. Insomma, non solo temperature, atmosfera e acqua, ma anche la gravità è un dettaglio da tenere ben a mente nel vagliare esopianeti abitabili. I dettagli della ricerca sono già disponibili su arxiv e saranno pubblicati anche sulla rivista specializzata The Physics Teacher.