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Si fa presto a dire stop al nucleare. Soprattutto se sei un paese come la Germania, “locomotiva” dell’economia europea, che con la fissione nucleare copre circa il 18% del suo fabbisogno energetico. Non quanto la Francia, certo, che al nucleare non intende rinunciare, perlomeno nel breve periodo; ma il piano deciso dal governo di Berlino per chiudere l’ultima delle otto centrali nucleari oggi operative entro dieci anni (nel 2022) è ambizioso e non privo di rischi.

Svolta energetica – Si chiama Energiewende e si può tradurre come “svolta energetica”. In effetti il nome è azzeccato: solo alcuni mesi fa, la Germania era pronta a investire nel rilancio delle sue centrali nucleari, quando il devastante terremoto in Giappone ha provocato l’incidente di Fukushima, il peggior incidente nucleare dai tempi di Chernobyl. L’ondata di paura che ha fatto il giro del mondo ha convinto numerosi paesi che l’era della fissione nucleare vada chiusa in tempi brevi, perché il gioco non vale la candela. Una decisione presa ai massimi vertici e con consapevolezza: basti ricordare che il cancelliere Angela Merkel è un’ex scienziata, con alle spalle un dottorato in fisica, e sulle politiche scientifiche e tecnologiche non ha bisogno di consiglieri per prendere le sue decisioni. Il nuovo programma Energiewende punta a sostituire l’attuale quota energetica prodotta dalla fissione nucleare con energie rinnovabili. Da qui al 2020 la quota di energia fornita dalle rinnovabili aumenterà dall’attuale 17% al 35%, coprendo quindi la percentuale fino a oggi proveniente dalle centrali nucleari. Un obiettivo che alcuni esperti e osservatori giudicano poco realistico.

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Problemi con l'eolico – Il problema principale deriva dal fatto che la Germania è una repubblica federale, e i 16 stati che costituiscono la repubblica hanno una autonomia dal governo centrale assai superiore a quella delle nostre regioni, soprattutto in alcuni ambiti che ricadono nelle scelte sulle rinnovabili. L’Energiewende prevede infatti soprattutto investimenti nell’eolico, e per realizzare le turbine a vento c’è bisogno di spazio, che non sempre gli stati sono disponibili a concedere. Diversi di questi, che ospitano la maggior parte delle centrali a carbone e nucleari (Reno settentrionale-Westfalia, Baviera, Hesse, Baden-Wurttenberg) hanno approvato negli anni scorsi delle legislazioni che hanno bloccato gli investimenti nelle fonti rinnovabili. Per aggirare questo problema, il governo di Berlino punta soprattutto a realizzare centrali eoliche offshore, all’interno delle acque nazionali ma lontano dalle beghe dello staterello di turno.

30 miliardi per la nuova rete elettrica – Anche qui però c’è un problema, perché affinché l’energia prodotta dalle centrali eoliche offshore nel Baltico venga trasferita fin nel profondo sud del paese, bisogna stendere migliaia e migliaia di cavi elettrici, con tralicci altissimi spesso ad alto impatto paesaggistico. Cose che agli ambientalisti piacciono poco, anche quando si tratta di fonti rinnovabili. Senza contare che anche i fili della corrente costano. Non è quindi solo un problema di nuove centrali rinnovabili e nuovi pannelli solari; è anche questione di trasferire questa energia, e solo l’ampliamento della rete elettrica costerà 30 miliardi di euro in dieci anni.

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La spesa per l'efficienza – A concludere il quadro c’è la questione dell’efficienza energetica. Se da un lato è necessario produrre di più da fonti rinnovabili, dall’altro è necessario rendere le abitazioni più efficienti, di modo che, disperdendo meno energia, riducano il fabbisogno complessivo. Anche l’efficienza energetica costa: con tutti i contributi statali, come sappiamo anche noi italiani, un proprietario di appartamento deve accollarsi costi di migliaia di euro per rendere la sua abitazione meno dispendiosa dal punto di vista energetico. E con i tempi che concorrono non sempre i proprietari sono pronti a spendere queste cifre, anche in vista di un risparmio notevole ma spalmato nel tempo. La Germania ha recentemente approvato un nuovo finanziamento di mezzo miliardo di euro per rendere gli incentivi più generosi, ma non basta.

Quasi un nuovo programma Apollo – A conti fatti, sostengono gli esperti, l’Energiewende si pone un obiettivo ambizioso quasi quanto l’impegno degli USA negli anni ’60 di portare l’uomo sulla Luna. Soprattutto quando sostiene che in prospettiva la quota di energia da fonti rinnovabili debba arrivare al 100%. È chiaro che, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, non basterà tutto l’impegno di questo mondo per ottenere quest’ultimo obiettivo. La Germania non deve fare l’errore di puntare tutto sulle sole tecnologie energetiche oggi disponibili, senza investire nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. Che siano fonti rinnovabili più efficienti o nuove fonti, come l’idrogeno o la fusione , le soluzioni al problema energetico – della Germania e del mondo – arriveranno solo con il tempo e solo se si investiranno miliardi di euro nella ricerca scientifica, senza rincorrere facili sirene. La politica sarà anche difficile, ma la scienza lo è molto di più.