Rappresentazione artistica della neo–scoperta Galassia (Credit: V. Tilvi, S.L. Finkelstein, C. Papovich, and the Hubble Heritage Team)
in foto: Rappresentazione artistica della neo–scoperta Galassia (Credit: V. Tilvi, S.L. Finkelstein, C. Papovich, and the Hubble Heritage Team)

Infinitamente lontano, cronologicamente e spazialmente, ai confini dell'universo e all'inizio dei tempi: z8_GND_5296 si trova più o meno lì o, se preferite, a oltre 13 miliardi di anni luce da noi. Poco più di un puntino, un segnale fioco lontanissimo ed antichissimo che, come era prevedibile, non è sfuggito all'occhio scrutatore di Hubble che, fin dai primi anni '90, ci regala emozionanti immagini e frammenti delle vastità cosmiche. Assieme al telescopio spaziale ha lavorato anche uno dei più grandi osservatori terrestri, il W. M. Keck Observatory posto sulla sommità del vulcano Mauna Kea, alle Hawaii. La sua debole luce sta viaggiando per giungere fino a noi da un tempo quasi "infinito": la Galassia, infatti, appare così come era 700 milioni di anni dopo il Big Bang, ossia quando il nostro Universo aveva appena il 5% dell'età attuale che si stima attorno ai 13,8 miliardi di anni.

La scoperta è stata resa nota attraverso un articolo pubblicato dalla rivista Nature ed è il frutto di un'ampia collaborazione internazionale, comprendente anche l'Istituto Nazionale di Astrofisica italiano, sotto la guida dell'astronomo Steven Finkelstein dell'Università del Texas ad Austin. CANDELS (Cosmic Assembly Near-infrared Deep Extragalactic Legacy Survey) è il programma di Hubble che in oltre un mese di osservazioni si è occupato di scansionare una piccola porzione di cielo a caccia di antichi pezzi della storia celeste: il risultato sono state 100.000 immagini tra le quali sono state individuate 43 Galassie ritenute, in base al colore, le più distanti: z8_GND_5296 era una di queste. «La scoperta di questa galassia rappresenta un altro passo nello studio delle epoche più remote della storia dell’universo. Non solo z8_GND_5296 è la galassia più vicina al Big Bang mai scoperta, ma è anche sorprendentemente piena di elementi pesanti formati in generazioni precedenti di stelle. Evidentemente, sebbene sia così vicina al Big Bang ha una storia interessante alle spalle» ha spiegato Adriano Fontana dell'INAF, tra gli autori del lavoro. E in effetti è stato rilevato dagli esperti un dato significativamente importante: in quella parte di universo, ad appena 700 milioni di anni dal Big Bang, il tasso di formazione di nuove Stelle era superiore di circa 150 volte rispetto a quello che si riscontra oggi nella nostra Galassia.

Hubble negli abissi spaziali
in foto: Hubble negli abissi spaziali

Lo spettrometro infrarosso MOSFIRE posto su uno dei due telescopi gemelli di Mauna Kea, Keck I, ha reso possibile un'accuratezza senza pari nella stima delle distanze e della cronologia: questa raffinatissima tecnologia più infatti ricavare l'effettiva distanza di un oggetto celeste partendo dallo spostamento verso il rosso della lunghezza d'onda a causa del fenomeno detto redshift, ossia l'effetto per cui una luce emessa appare più spostata verso le basse frequenze dello spettro luminoso in ragione del lungo cammino nell'universo che deve compiere. Semplificando al massimo, possiamo dire che più tale valore sarà alto, maggiore sarà la distanza che ci separa da quello che stiamo osservando: nel caso della nuova arrivata tra le scoperte scientifiche astronomiche, è stato riconosciuto un 7,5 che va oltre il precedente record.