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La foschia nella Via Lattea, sorpresa dei cieli

Presentati in questi giorni i risultati delle osservazioni del satellite Planck, con una mappa delle nubi di monossido di carbonio della nostra galassia e la scoperta di quella “misteriosa” foschia nella Via Lattea.
A cura di Nadia Vitali
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Presentati in questi giorni i risultati delle osservazioni del satellite Planck, con una mappa delle nubi di monossido di carbonio della nostra galassia e la scoperta di quella misteriosa foschia nella Via Lattea.

«Un satellite pensato per guardare all'alba del tempo, per scoprire com'è nato l'universo, di che cosa è fatto e quale fine lo attende»: questo è Planck, creato con l'obiettivo di osservare le prime luci delle infinità cosmiche e che, recentemente, ci ha restituito alcune suggestive immagini della nostra galassia che hanno destato qualche interessante interrogativo tra gli studiosi. I risultati dei suoi rilievi sono stati presentati a Bologna nell'ambito del convegno Astrophysics from the radio to the sub-millimetre: Planck and other experiments in temperature and polarization, un ciclo di incontri che si concluderà venerdì 17 febbraio e che vede partecipare esperti dell'Agenzia spaziale europea, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. 

 Le fredde nuvole di gas – Il primo importante dato rilevato da Planck, che fu lanciato in orbita nel maggio del 2009 a bordo del vettore spaziale europeo Ariane 5, è stata l'individuazione di nubi di gas freddo che, di norma, si trovano in tutte le galassie e costituiscono una sorta di culla per le stelle nascenti: nuvole costituite principalmente da molecole di idrogeno che, tuttavia, risulta piuttosto difficile da osservare. Il monossido di carbonio presente all'interno di esse, invece, è più facilmente visibile ed ha consentito a Planck di creare la prima mappa riportante l'intera distribuzione delle nubi di monossido nei cieli: al di sotto di esse gli scienziati sperano, un giorno, di far emergere il «fondo cosmico». Proprio come dei restauratori, infatti, mirano a rimuovere le «incrostazioni» per giungere finalmente a studiare la «radiazione cosmica di fondo», ovvero la radiazione residua che proviene direttamente dai tempi del Big Bang: rubare una fotografia di quell'istante sarebbe, in pratica, come guardare alla stessa origine dell'universo.

La «misteriosa» foschia – Ma accanto alle nubi «catturate» da Planck è emerso, con grande sorpresa di tutti gli studiosi che adesso attendono solo di dedicarsi ad approfondire la questione, un altro elemento che andrà «ripulito» per «realizzare la prima mappa del fondo cosmico visto da Planck, prevista per il 2013»: una misteriosa foschia formata da microonde e localizzata attorno al cuore della nostra galassia. Si tratterebbe di una emissione di sincrotroni, normalmente generata quando le particelle cariche passano all'interno di un campo elettromagnetico, tuttavia, secondo quanto hanno specificato gli esperti, avrebbe comunque caratteristiche proprie. Probabilmente originata dall'esplosione frequente di supernovae o dall'annichilazione di particelle di materia oscura: per il momento, per gli scienziati, ancora un mistero che, comprensibilmente, desta interesse e curiosità, come ogni affascinante notizia provenga dalle immensità galattiche.

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