La proteina difettosa alla base della fibrosi cistica è in grado di alterare profondamente la flora batterica intestinale dei bambini colpiti dalla malattia. Lo ha dimostrato un team di ricerca italiano composto da ricercatori di vari istituti: l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – IRCCS, la Divisione di Microbiologia dell'Università Federico II di Napoli, il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) e il Dipartimento di Chimica dell'Università Sapienza di Roma. Grazie a questa scoperta gli scienziati potranno mettere a punto nuovi interventi clinici al fine di migliorare stato nutrizionale e funzione intestinale dei bimbi affetti da fibrosi cistica, oltre che attuare trattamenti preventivi per arginare le complicanze più gravi come i tumori.

Gli scienziati, coordinati dai professori Alfredo Miccheli e Lorenza Putignani, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto il microbiota di 31 piccoli malati di fibrosi cistica (con un'età compresa tra 1 e 6 anni) con quello di coetanei sani. Da approfondite indagini genetiche e metaboliche è emerso che la flora intestinale batterica dei bimbi malati viene profondamente influenzata dalla proteina difettosa legata al gene CFTR, la cui mutazione è alla base della fibrosi cistica. A causa della patologia, i bimbi sviluppano un microbiota con una carenza di vari generi di batteri (Eggerthella, Eubacterium, Ruminococcus, Dorea, Faecalibacterium prausnitzii) e un'abbondanza di altri (Propionibacterium, Staphylococcus, Clostridiaceae, Clostridium difficile), come indicato in un comunicato stampa pubblicato sul sito del CNR. Alle alterazioni nelle popolazioni dei microorganismi si aggiungono quelle di alcuni prodotti del metabolismo.

Uno degli aspetti più importanti rilevati dagli scienziati italiani risiede nel fatto che l'alterazione del microbiota nei bimbi malati è fortemente influenzato dalla proteina difettosa, mentre lo è in maniera molto limitata da infezioni, terapie antibiotiche, età e altri parametri. Sono tutti quelli che normalmente hanno un impatto significativo sulla flora intestinale in un soggetto sano. Come indicato, questa scoperta apre le porte a potenziali trattamenti innovativi per scongiurare diverse complicanze della grave patologia, che colpisce un nuovo nato ogni 2.000/2.500. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica PloS ONE.