Se sappiamo che 32.000 anni fa l’uomo si dedicava esclusivamente alla caccia e alla raccolta degli alimenti vegetali, ci stupiremo nel sapere che all’epoca alcuni individui avevano già messo a punto delle raffinate tecniche per la macinazione dei cereali. Eppure è proprio quanto hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Firenze esaminando dei residui rimasti bloccati nei solchi di una pietra da macina rinvenuta nella Grotta di Paglicci, a Rignano Garganico, in provincia di Foggia.

Come spiegato da Marta Mariotti, associato di Botanica sistematica presso l’ateneo fiorentino e principale autore dello studio, i granuli di amido di avena ritrovati sulla superficie della macina costituiscono la prima testimonianza nota relativamente all'uso di graminacee selvatiche per la realizzazione di farina. Uno stato particolare di conservazione ha permesso di stabilire che, con buona probabilità, i chicchi (cariossidi) erano stati sottoposti ad un trattamento a caldo prima di essere macinati.

Dunque nel paleolitico superiore, quando ancora erano lontani i tempi dell’introduzione dell’agricoltura, i nostri progenitori erano già a conoscenza delle tecniche per la preparazione dei cereali: tecniche che ancora oggi vengono utilizzate in alcune aree dell’Asia, spiegano i ricercatori. Una conclusione realmente sbalorditiva, considerando l'opinione comune secondo la quale la capacità di lavorare i cereali sarebbe sorta parallelamente all'agricoltura, circa 11.000 anni fa.

Avena barbata, probabilmente la pianta utilizzata per la faina di 32.000 anni fa (foto via Wikipedia)
in foto: Avena barbata, probabilmente la pianta utilizzata per la faina di 32.000 anni fa (foto via Wikipedia)

Dopo la raccolta, si procedeva con il trattamento termico  – finalizzato ad accelerare i tempi di essiccazione – per poi aggiungere acqua e cuocere, per ricavare l’alimento finale. Presumibilmente tali pratiche dovevano anche essere diffuse entro un’area decisamente vasta, se si pensa che nel sito di Bilancino, nel Mugello, lo stesso gruppo di ricerca aveva rinvenuto i resti di una farina di “appena” 30.000 anni d’età.

I dettagli del lavoro, che ha visto la collaborazione con Università di Siena, Soprintendenza della Toscana e Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, sono stati illustrati in un paper pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences.

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