Tra i cosiddetti “rimedi della nonna” per contrastare i sintomi dei malanni di stagione (come il raffreddore) si annoverano diversi alimenti ricchi di antiossidanti e antiinfiammatori, alla stregua del miele – un vero e proprio antibiotico naturale -, del limone, del peperoncino e della curcuma. Quest'ultima è una spezia di colore giallo-arancio nota come “zafferano delle indie”, ampiamente utilizzata nella cucina tradizionale asiatica e in particolar modo in quella indiana. La curcuma è alla base di numerosi piatti al curry, del quale è uno degli ingredienti principali assieme ad altre spezie (coriandolo, pepe nero, cumino, cannella, peperoncino, zafferano e altri ancora). Da moltissimo tempo vengono riconosciute le proprietà medicinali di questa pianta erbacea (Curcuma longa), proprio per la concentrazione abbondante di sostanze in grado di contrastare i processi ossidativi e infiammatori. Non è un caso che la spezia sia finita al centro di numerosi studi scientifici, che hanno rilevato benefici contro le più disparate malattie. Tra esse vi sono cancro, diabete, artrite e patologie cardiovascolari, intestinali e neurologiche, come indicato nell'articolo “Bioavailability of Curcumin: Problems and Promises” dell'Anderson Cancer Center presso l'Università del Texas e pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Molecular Pharmaceutics dell'ACS,

Il “segreto” della curcuma risiede nella sua polvere giallognola, ottenuta dall'ebollizione e dal successivo essiccamento del rizoma della pianta. Al suo interno si trova infatti la curcumina, a tutti gli effetti considerata un integratore alimentare. Si tratta di un polifenolo caratterizzato da spiccate proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie, che tuttavia presenta una scarsa biodisponibilità. In parole semplici, viene assorbita poco e male dall'organismo, ha inoltre un metabolismo estremamente rapido, così come è rapida l'eliminazione, come spiegato nell'articolo “Curcumin: A Review of Its’ Effects on Human Health” pubblicato sulla rivista scientifica Foods dai due scienziati Susan J. Hewlings e Douglas S. Kalman, rispettivamente dell'Università del Michigan Centrale e dell'Università Nova Southeastern. Alla luce di questo suo limite la curcumina va associata ad altre sostanze in grado di migliorarne la biodisponibilità. “La piperina è il principale componente attivo del pepe nero e, se combinato in un complesso con la curcumina, ha dimostrato di aumentare la biodisponibilità del 2000%”, hanno spiegato Kalman e Hewlings nel loro articolo. È alla luce di ciò che i famosi "antibiotici naturali" della millenaria tradizione ayurvedica sono basati su diversi principi attivi, oltre a quello della curcumina.

Migliorando l'azione antiinfiammatoria e antiossidante la curcuma è così una preziosa alleata contro i sintomi scatenati da virus responsabili dei malanni di stagione (raffreddore, sindromi parainfluenzali e simili) ma anche contro le infezioni batteriche. Un team di ricerca internazionale composto da scienziati dell'Università di Leeds (Gran Bretagna) e delle università di Münster ed Erlangen (Germania), ad esempio ha scoperto che nanocapsule piene di curcumina sono in grado di impedire al batterio Helicobacter pylori (che si stima interessi fino all'80 percento della popolazione mondiale) di aderire alla superficie dello stomaco, dove può dar vita a infezioni. Questo processo, come suggerito nello studio “Low-Molecular-Weight Dextran Sulfate Nanocapsules Inhibit the Adhesion of Helicobacter pylori to Gastric Cells” pubblicato su ACS Applied Bio Materials, aiuterebbe in modo significativo l'azione dei veri farmaci antibiotici. La curcumina, spiegano gli scienziati nell'articolo, è “un modello di sostanza fitochimica lipofila con attività antinfiammatorie e antitumorali ben documentate”.

A sostegno delle proprietà terapeutiche della curcumina vi è anche la dichiarazione del professor Adrian Gombart, docente di biochimica e biofisica presso il Linus Pauling Institute: “La curcumina, come componente della curcuma, è generalmente consumata nella dieta a livelli abbastanza bassi. Tuttavia, è possibile che un consumo prolungato nel tempo possa essere salutare e aiutare a proteggere dalle infezioni, specialmente nello stomaco e nel tratto intestinale”, ha specificato lo studioso. In parole semplici, secondo gli scienziati la curcumina sarebbe in grado di aumentare i livelli di una proteina (nota come CAMP) che attiva il sistema immunitario; di conseguenza la spezia aiuterebbe a prevenire e combattere potenziali infezioni, proprio come quelle legate ai malanni di stagione. Prima di lanciarsi nelle preparazioni di tisane, frullati e altre pietanze a base di curcuma è comunque doveroso consultare il proprio medico curante o nutrizionista.