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La ricerca di una possibile cura dell'infezione scatenata dal nuovo coronavirus emerso in Cina (2019-nCoV) continua a fare passi in avanti, con l'individuazione di nuovi farmaci potenzialmente in grado di trattarla. Nelle ultime ore sono stati individuati quattro nuovi candidati: i principi attivi Darunavir (nome commerciale Prezista della casa farmacuetica Janssen-Cilag) e Umifenovir (nome commerciale Arbidol della russa Pharmstandard), il farmaco antimalarico clorochina e l'antivirale progettato per l'Ebola Remdesivir. Nei test preliminari su cellule in vitro questi farmaci avrebbero dato risultati molto incoraggianti, tanto da spingere gli scienziati che li stanno sperimentando a promuoverne l'uso sui pazienti ricoverati.

Darunavir e Umifenovir

La televisione cinese CGTN e il quotidiano South China Morning Post hanno annunciato che un team di ricerca cinese guidato dall'epidemiologa di fama internazionale Li Lanjuan, docente presso l'Università Zhejiang, ha individuato due principi attivi in grado di contrastare il nuovo coronavirus in cellule in vitro. Si tratta dell'Umifenovir (Arbidol) e del Darunavir (Prezista); il primo è un farmaco contro l'influenza utilizzato in Russia e Cina, ma non approvato per l'utilizzo in Europa e dalla FDA americana. Il secondo è un inibitore delle proteasi che viene somministrato ai pazienti infetti dal virus dell'HIV, il patogeno responsabile dell'AIDS. In base a quanto dichiarato dalla professoressa Li Lanjuan, i due principi attivi sarebbero in grado di inibire il coronavirus nelle cellule coltivate. La ricercatrice ha anche dichiarato che un altro farmaco contro l'HIV testato come terapia antivirale sperimentale, il Kelizhi, non risulterebbe efficace contro il patogeno, oltre a essere causa di effetti collaterali. Si sta aspettando il nulla osta per studi clinici sui pazienti con i due principi attivi individuati dal team dell'epidemiologa.

Clorochina e Remdesivir

Ricercatori dell'Istituto di Virologia di Wuhan (che fa capo all'Accademia Cinese delle Scienze) e del Centro nazionale di ricerca ingegneristica per i farmaci di emergenza presso l'Istituto di farmacologia e tossicologia di Pechino hanno dimostrato l'efficacia di altri due farmaci: l'antimalarico clorochina e l'antivirale Remdesivir. Gli scienziati, guidati dai professori Wu Zhong e Gengfu Xiao, li hanno testati assieme ad altri principi attivi su cellule in vitro con nome in codice Vero E6 (ATCC-1586); i due farmaci sono stati in grado di inibire l'infezione da coronavirus con basse concentrazioni. La clorochina, in particolare, viene utilizzata da molto tempo nel contrasto della malaria, ma è stata sperimentata anche contro altre patologie come il lupus eritematoso, l'artrite reumatoide e l'HIV. La sua potenziale efficacia era stata dimostrata anche contro il coronavirus della SARS, che condivide l'80 percento del patrimonio genetico con 2019-nCoV. Il farmaco sarebbe in grado di contrastare l'infezione sia quando il virus sta penetrando nella cellula ospite sia quando si trova al suo interno; riesce a interferire con i recettori del coronavirus modificando il valore del pH all'interno delle cellule.

Nello studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Cell Research del circuito Nature, la clorochina ha dimostrato un'azione immunomodulante, cioè in grado di regolare il sistema immunitario. Ciò, potrebbe avere un impatto positivo nei test clinici sui pazienti. Tra gli altri vantaggi della clorochina vi sono l'uso in sicurezza da decenni, il costo basso e il fatto che dopo la somministrazione orale si distribuisce in tutto l'organismo, polmoni compresi. Alla luce delle sue caratteristiche la National Health Commission cinese ha deciso di inserirla nel percorso di sperimentazione per il trattamento del nuovo coronavirus. L'altro farmaco sperimentale molto promettente, il remdesivir di Gilead, viene attualmente sperimentato anche nei laboratori dell'Università della Carolina del Nord, sotto la guida dell'epidemiologo Timothy Sheahan. Al momento il suo utilizzo non è stato approvato in alcun Paese.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità più cauta

Naturalmente, prima di parlare di una vera e propria cura contro il coronavirus grazie ai nuovi farmaci sarà necessario attendere i risultati della sperimentazione clinica, visto che al momento si è trattato solo di test in vitro. È proprio alla luce di questo dettaglio che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha deciso di smorzare l'entusiasmo mediatico. Il protavoce dell'organizzazione Tarik Jasarevic ha infatti dichiarato che al momento "Non ci sono terapie efficaci conosciute contro questo 2019-nCoV (virus) e l'OMS raccomanda la sperimentazione in uno studio clinico controllato randomizzato per testare l'efficacia e la sicurezza".