Tra le figure chiave che ci hanno ‘regalato' la prima foto di un buco nero c'è sicuramente quella di Katie Bouman, la giovane scienziata esperta nel trattamento delle immagini che ha messo a punto l'algoritmo in grado di trasformare le onde radio della galassia M87 nella “foto del secolo”. Il suo volto sorridente accanto a un MacBook Pro, mentre sullo schermo appare il primo rendering del buco nero (elaborato da supercomputer), è una delle immagini più significative (e virali) di questa storica impresa. Ma ne è stata pubblicata anche un'altra, nella quale la ventinovenne, sempre sorridente, “abbraccia” decine di hard disk su una scrivania, all'interno dei quali sono contenuti i preziosissimi dati raccolti dai radiotelescopi che hanno puntato il buco nero.

Parallelismo. Il bellissimo scatto della Bouman mostra diversi punti di contatto con un'altra immagine degli anni '60 che ha fatto la storia delle scienze astronomiche e dell'esplorazione spaziale, quella che mostra l'informatica Margaret Hamilton accanto a una pila di volumi più o meno alta come lei. Al loro interno c'era il lungo e complesso codice sorgente del software di bordo del programma Apollo, quello che ha portato  l'uomo sulla Luna nel 1969 (e negli anni successivi). La Hamilton, entrata alla NASA attraverso il Charles Stark Draper Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che all'epoca era impegnato nei programmi Apollo e Skylab, fu infatti la direttrice della squadra di matematici e ingegneri che sviluppò il software di navigazione delle navicelle e quello di allunaggio del LEM (Lunar Excursion Module), il lander della Apollo. Il codice messo a punto dalla Hamilton era alla base dell'Apollo Guidance Computer (AGC), il computer di bordo presente nei veicoli NASA protagonisti della “conquista” della Luna.

Eredità. Anche se con obiettivi molto diversi fra loro, le due scienziate hanno dato un contributo fondamentale all'avanzamento della ricerca astronomica e astrofisica, trasformando in realtà quelli che apparivano soltanto come sogni. Il loro lavoro ha rappresentato una pietra miliare per l'intera umanità e brilla fra le più alte conquiste dell'ingegno umano. La Hamilton, dopo aver lasciato la NASA è diventata imprenditrice senza abbandonare la progettazione e lo sviluppo di software, mentre la Bauman ha davanti a sé ancora un'intera carriera da ricercatrice all'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e da docente presso il California Institute of Technology, dove da poco è entrata come professore associato. Il suo scatto accanto agli hard disk del progetto Event Horizon Telescope (EHT), una collaborazione di oltre duecento scienziati, è stato pubblicato nel 50esimo anniversario del primo, storico allunaggio, raggiunto grazie al lavoro della sua celebre collega.