Credit: Alexandra Koch
in foto: Credit: Alexandra Koch

Il Mar Mediterraneo, tra i più floridi e importanti ecosistemi della Terra, garantisce un fatturato di 386 miliardi di euro per i settori legati al mare; basti pensare che le aziende che operano a contatto col “Mare Nostrum” danno lavoro a poco meno di 5 milioni di persone. Il Mar Mediterraneo, dunque, non è solo un patrimonio mondiale della biodiversità, ma anche un volano per lo sviluppo economico e sociale dei Paesi che vi insistono. L'Italia, letteralmente “immersa” nel grande bacino d'acqua salata, è naturalmente uno dei più coinvolti in assoluto, tenendo presente la posizione economica dello “Stivale” nello scacchiere internazionale.

Ma i preziosi ecosistemi del Mediterraneo e i benefici economici e sociali ad esso correlati sono seriamente minacciati, soprattutto da chi non gestisce le risorse che offre il mare in modo sostenibile. Basti pensare alla pesca eccessiva, alla pesca a strascico che distrugge i fondali, allo sfruttamento delle risorse naturali e allo sversamento di sostanze inquinanti (dalla plastica agli agenti chimici), che può avvenire sia in modo accidentale che deliberato. Nonostante le minacce, il Mediterraneo può e deve essere al centro della cosiddetta Blue Economy (economia blu), attraverso la quale un ecosistema tutelato può dar vita a un'economia florida e soprattutto sostenibile, orientata verso la riduzione dell'immissione nell'ambiente del principale dei gas serra, l'anidride carbonica.

Per sondare la situazione del Mare Nostrum e indicare una direzione verso la Blue Economy alle aziende che operano con le risorse mare (e non solo), l'organizzazione One Ocean Foundation ha avviato un primo progetto di ricerca in collaborazione con SDA, Università Bocconi di Milano, McKinsey & Company e CSIC (The Spanish National Research Council). Il rapporto Business for Ocean Sustainability presentato a Milano ha coinvolto più di duecento aziende italiane e internazionali, oltre ad associazioni, start-up e ONG che fanno capo a una decina di settori industriali. Nel complesso le realtà coinvolte nel rapporto hanno un fatturato totale di circa mille miliardi di Euro.

“Occuparsi della salute degli ecosistemi marini e costieri è fondamentale non solo dal punto di vista ambientale ma anche sociale ed economico. Un ambiente marino sano rappresenta una risorsa importantissima per lo sviluppo di molte imprese. La possibilità di cambiare rotta è reale e passa attraverso la diffusione di tecnologie già esistenti, la formazione, la promozione della cultura della sostenibilità e la Fondazione ha nella propria mission proprio questo. L’appello che lanciamo alle aziende, alle associazioni, alla comunità scientifica e al grande pubblico è che trovino nell’amore per il mare e la sua tutela una vocazione condivisa”, ha dichiarato Riccardo Bonadeo, Vicepresidente di One Ocean Foundation, organizzazione a tutela dei mari nata a marzo del 2018 per volontà dello Yacht Club Costa Smeralda (YCCS).

In base a quanto emerso dal rapporto, oltre un terzo delle aziende interpellate è consapevole dell'impatto sugli ecosistemi marini da parte del settore industriale di cui fanno parte. Conoscono meglio gli effetti più “pubblicizzati” dai media come l'inquinamento da plastiche e microplastiche, meno quelli relativi allo sfruttamento eccessivo delle risorse marine e l'impatto sulla biodiversità, già minacciata da cambiamenti climatici, acidificazione dell'acqua e invasione di specie aliene. Un terzo delle aziende interpellate è tra i cosiddetti “sustainability leader”, che si impegnano attivamente attraverso l'innovazione tecnologica e pianificazione strategica al fine di ridurre l'impatto ambientale, perseguendo una gestione sostenibile delle risorse. Un'altra fetta importante di aziende è orientata verso l'economia blu, ma una parte consistente risulta ancora bloccata sui vecchi stilemi produttivi. Il dossier di One Ocean Foundation si prefigge di sensibilizzare tutte le realtà produttive sugli effetti positivi della Blue Economy, ritenuta fondamentale per raggiungere l'Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.