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Fu solo il silenzio immoto e indifferente dell’universo a salutare l’ultimo uomo sulla Luna, ripartito per la Terra il 14 dicembre 1972, quarant’anni fa. Difficilmente Eugene Cernan avrebbe immaginato che il secolo sarebbe finito senza che altri astronauti sbarcassero sulla Luna. Immaginava che probabilmente non sarebbe più toccata a lui quella fortuna, certo, ma anche se la NASA aveva deciso già da tempo che la missione Apollo 17 sarebbe stata l’ultima, almeno i film di fantascienza suggerivano un futuro molto prossimo di basi lunari e colonie marziane. Invece, da allora, l’impronta di Cernan resta lì, senza essere smossa dal vento che sulla Luna non soffia mai. Il primo uomo, Neil Armstrong, è morto quest’anno, e la generazione degli uomini che andarono sulla Luna sta scomparendo. Quattro ormai se ne sono andati e il più giovane è del 1935. E chissà quanto ancora bisognerà aspettare prima che qualcuno succeda a Cernan.

Gli ultimi uomini sulla Luna

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L’Apollo 17 era partito con un razzo Saturn V il 7 dicembre 1972. C’erano voluti quattro giorni per arrivare sulla Luna. L’equipaggio era composto da Cernan, il capo missione, da Ron Evans, pilota del modulo di comando, che sarebbe rimasto in orbita, e da Harrison Schmitt, pilota del modulo di discesa e geologo. La missione fu la più lunga di tutte, tre giorni passati sulla Luna, buona parte del tempo nel grosso rover che permetteva di guidare sulla superficie di regolite butterata da antichi crateri. Vennero raccolti quasi 14 chili di rocce lunari da esaminare sulla Terra, rocce che continuano a rivelare ancora oggi i loro segreti. Schmitt, oltre a essere pilota, era anche geologo: sapeva bene cosa cercare e cosa raccogliere per gli scienziati che lo aspettavano con ansia a casa. Alla fine della missione, rientrati nel modulo di comando e ripartiti in direzione della Terra, i tre come previsto fecero schiantare il modulo lunare sulla superficie della Luna, a uso e consumo dei sismografi precedentemente installati. Ciò avrebbe permesso agli scienziati di ricostruire l’interno del nostro satellite analizzando la propagazione delle onde d’urto nel sottosuolo.

Due cose della missione Apollo 17 restano però nell’immaginario collettivo. La prima è l’impronta di Cernan, l’ultima lasciata da un essere umano sulla Luna. L’altra è la Blue Marble, la “biglia blu”, che resta ancora oggi la più celebre delle foto del nostro pianeta, scattata da Schmitt mentre il Sole era alle loro spalle. Ma perché non siamo più tornati sulla Luna? La NASA decise di sospendere le missioni Apollo all’epoca dell’Apollo 15. Vennero cancellate le atre tre già programmate dopo l’Apollo 17, perché quello che andava fatto era stato fatto. L’Unione sovietica era stata battuta non una, ma sei volte di seguito. L’URSS non aveva nessuna capacità di replicare nel breve periodo. Gli americani sapevano che i sovietici non erano in procinto di inviare cosmonauti sulla Luna. Spendere altri soldi per le missioni Apollo non aveva più senso: anche a livello scientifico, i dati raccolti erano più che sufficienti per anni e anni di analisi. Così, la NASA iniziò a impegnarsi in altri progetti: gli Skylab, i moduli orbitanti abitabili che avrebbero preceduto la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, in competizione con le Salyut sovietiche; e lo Shuttle, una navicella riutilizzabile che avrebbe garantito agli americani un accesso continuativo allo spazio.

Ritorneremo sulla Luna?

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Riportata in auge dal programma spaziale di George Bush jr., la Luna è stata cancellata dagli obiettivi a medio termine della NASA dall’amministrazione Obama, che ha preferito puntare sugli asteroidi e su Marte. All’agenzia spaziale americana non tutti sono convinti della bontà di questa scelta. Cresce l’insofferenza degli esperti verso un programma considerato poco ponderato. Gli USA non hanno al momento reali capacità di impegnarsi in un’impresa costosissima come la conquista di Marte. La Luna sembra un obiettivo assai più facile, e appetibile, dal momento che la Cina non nasconde i suoi interessi nei confronti del nostro satellite. Permettere ai cinesi di essere i primi a mettere piede sulla Luna nel XXI secolo significa abdicare alla leadership a stelle e strisce nello spazio.

Per questo, anche negli ambienti della Difesa, che finanzia una buona parte del programma spaziale americano (quello che non rientra nel pur significativo budget della NASA), si insiste sempre più sulla necessità di dare un seguito a quell’ultima impronta lasciata da Cernan. In attesa che questi progetti passino dalle ipotesi alla realtà, a breve la Luna sarà di nuovo toccata da oggetti costruiti da esseri umani. L’impatto sarà violento: le due sonde gemelle della missione GRAIL, dall’inizio dell’anno in orbita intorno alla Luna per realizzare una mappa accurata del suo campo gravitazionale, si schianteranno la prossima settimana sulla sua superficie per permettere agli scienziati di ottenere ulteriori dati utili sulla composizione interna della Luna.