18 Ottobre 2011
17:21

L’ottimismo? Solo un difetto del cervello

Una funzione difettosa di alcune aree cerebrali come responsabile dell’ottimismo; vedere il bicchiere mezzo pieno sarebbe, dunque, il frutto di un errore dei lobi frontali.
A cura di Nadia Vitali
Una funzione difettosa dei lobi frontali come responsabile dell'ottimismo; vedere il bicchiere mezzo pieno sarebbe, dunque, il frutto di un errore del cervello.

La questione divide da sempre studiosi del comportamento, psicologi, ricercatori e persone comuni: sarebbe preferibile essere ottimisti, risparmiando così all'organismo e alla mente moltissime fonti di stress, oppure cedere con indulgenza e senza imporsi falsi entusiasmi al senso della realtà, anche quando questa realtà non è delle più piacevoli, avendo però così la sicurezza di essere in grado di prevedere rischi e danni derivanti da azioni e comportamenti?

Interrogativo ormai da considerasi superfluo, stando ad uno studio recentemente pubblicato da Nature Neuroscience condotto dai ricercatori britannici dell'University College London, coordinati dalla neuroscienziata Tali Sharot, autrice del libro The Optimism Bias: quello che, infatti, influenzerebbe la nostra visione del «bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto» altro non sarebbe che una funzione difettosa del cervello.

Grazie alla risonanza magnetica e al contributo di alcuni volontari, a cui è stato chiesto di stimare le probabilità in percentuali che accadesse loro qualcosa di tragico e a cui, successivamente, sono stati comunicati i dati statistici relativi a tali probabilità, è stato possibile rilevare che l'attività dei lobi frontali del cervello aumentava sensibilmente quando la realtà risultava essere più rosea rispetto a quanto si era immaginato, sia nelle persone che mostravano un approccio ottimista alla realtà, sia nei pessimisti.

Viceversa, quando la realtà risultava essere peggiore di quanto si credeva, nei pessimisti si registrava una forte attività nell'area dei lobi temporali che, al contrario, negli ottimisti inviava semplicemente dei deboli segnali: insomma, i più inguaribili tra quelli che vedono la vita «in rosa» semplicemente non sarebbero in grado di elaborare le informazioni negative provenienti dall'esterno, facendo funzionare i lobi temporali, anzi le ignorerebbe del tutto in favore di quelle che risultano, inevitabilmente, più gradite e che lasciano traccia del proprio passaggio solo nei lobi frontali. Certo, magari vivendo a cuor leggero, ma non tenendo nella dovuta considerazione quali sono i rischi a cui questa vita ci sottopone.

 

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