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3 Settembre 2014
08:08

L'”opera d’arte” di un Neanderthal è stata ritrovata in una grotta di Gibilterra

A prima vista sembra una sorta di… hashtag! Si tratta di una delle prime testimonianze delle capacità cognitive dei nostri “cugini”.
A cura di Nadia Vitali
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Le linee incise dai Neanderthal (AP Photo/Courtesy of Stuart Finlayson via Journal)
Le linee incise dai Neanderthal (AP Photo/Courtesy of Stuart Finlayson via Journal)

Che i nostri parenti Neanderthal non fossero degli scimmioni ottusi incapaci di pensiero astratto è da tempo ormai chiaro, grazie ad una sempre maggiore conoscenza di questo ominide estintosi circa 40.000 anni fa: studi approfonditi e ritrovamenti fortuiti hanno consentito negli anni di scoprire dettagli relativi alle abitudini e alle attitudini dei Neanderthal che lasciano ormai poco spazio all'ipotesi secondo la quale questi nostri "cugini" non avessero una propria particolare intelligenza o creatività tale da avvicinarli a noi.

L'arte rupestre dei Neanderthal

Pare, infatti, che il Neanderthal avesse un discreto senso estetico e che, addirittura, sia stato autore di alcuni manufatti privi del tutto di possibili utilizzi e finalità pratiche: per intenderci, questo ominide vissuto migliaia di anni fa avrebbe potuto produrre "opere d'arte", secondo quanto avrebbero già lasciato intendere alcune testimonianze rinvenute in alcune grotte della Spagna settentrionale ed attribuite, un paio di anni fa, proprio alla mano del Neanderthal.

Adesso un nuovo ritrovamento, proveniente sempre dalla penisola iberica, potrebbe intervenire nel dibattito proprio per rinforzare questa ipotesi, aprendo ad una sempre più approfondita conoscenza di questi uomini per molti aspetti ancora misteriosi, la cui scomparsa dalla Terra è a tutt'oggi oggetto di dibattiti e studi, non essendo stata mai del tutto chiarita nei tempi, nelle cause e nelle modalità. Un gruppo di archeologi e paleoantropologi, guidato dal professor Clive Finlayson del Gibraltar Museum di Gibilterra, sostiene di aver individuato alcune incisioni rupestri incise su una parete della grotta di Gorham, Gibilterra, e risalenti a circa 40.000 anni fa: la scoperta è del 2012 ma sono stati necessari tempi molto dilatati per indagare con accuratezza sul reperto. Gli scienziati, autori di un articolo pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences, ritengono che l'incisione sarebbe da attribuire proprio agli uomini di Neanderthal che vivevano nell'area in quel periodo.

Un motivo geometrico

Nella fattispecie, l'"opera astratta" consiste in una serie di linee che si intersecano perpendicolarmente: una sorta di griglia o, se preferite, un antenato degli hashtag moderni. Un motivo che sembrerebbe puramente ornamentale, emerso da uno strato di sedimenti di varia origine, accumulatisi nei millenni sulla piccola piattaforma elevata rispetto al suolo sul quale è inciso: il tutto celato dalla grotta di Gorham, sul lato occidentale di un promontorio che si affaccia sul mare, la quale ha restituito resti riconducibili all'uomo di Neanderthal fin dagli anni '50, prima di diventare negli ultimi decenni oggetto di scavi sistematici. Tra le linee, la più lunga misura circa una ventina di centimetri mentre la profondità dell'incisione ha dimensioni che variano dall'uno ai quattro centimetri. Analisi geochimiche del materiale rinvenuto hanno consentito di datare con precisione il minerale di cui è composta la piattaforma e la lavorazione che la caratterizza: il tutto risalirebbe ad oltre 39.000 anni fa, ossia ad un'età precedente a quella dei detriti che si erano depositati al di sopra di essa e, soprattutto, ad un'epoca compatibile con l'esistenza degli ultimi Neanderthal.

Capacità cognitive particolari… o casualità?

I ricercatori si sono assicurati che il manufatto non fosse il prodotto casuale di altre attività che avrebbero potuto portare all'incisione involontaria della pietra, come ad esempio il taglio della carne o la lavorazione della pelle: per farlo è bastato utilizzare su roccia gli stessi utensili trovati nel medesimo sito nel corso degli scavi, ritenuti coevi. È stato così possibile appurare che i colpi, diverse decine, necessitavano di una punta di pietra per essere inferti e, soprattutto, di una certa precisione: il che farebbe escludere l'ipotesi di tracce lasciate come risultato di altre operazioni, dal momento che queste si presenterebbero assai più irregolari.

D'altronde, gli autori dello studio sanno bene che le conclusioni a cui sono giunti potrebbero alimentare un dibattito che va avanti ormai da tempo, ossia quello riguardante le capacità cognitive dei Neanderthal: già in merito alle sepolture dei nostri "cugini" europei si è discusso e si continua a discutere, con una sempre più nutrita schiera di esperti che sostiene che l'uso di seppellire i morti fosse diffuso tra gli ominidi. Chissà che questo nuovo tassello non contribuisca a rendere ancora più nitido il mosaico che, tessera dopo tessera, la scienza sta ricostruendo, facendo luce su queste creature, per certi versi ancora sconosciute e per altri – sembrerebbe – estremamente vicine a noi.

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