Diversi siti hanno rilanciato un comunicato importante dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) in base al quale l’uso dalla cannabis sarebbe del tutto privo di rischi. In realtà chi divulga questo annuncio non tiene in considerazione la complessità dell'argomento. Insomma, nessun documento dell’Oms sostiene davvero una cosa del genere. Per approfondire meglio la questione ci siamo avvalsi della consulenza del medico Marco Delli Zotti, specializzando in neurologia.

La cannabis non ha un solo principio attivo

Un comitato di esperti sulla tossicodipendenza incaricato dall'Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che la componente “non psicoattiva” della cannabis – il cannabidiolo (Cbd) – è sufficientemente sicura da giustificare l’assenza di leggi apposite per limitarne l’uso. L'annuncio non riguarda la cannabis nel suo insieme o qualsiasi altro derivato che contenga l'ingrediente psicoattivo Thc, di cui esistono invece studi sui possibili effetti avversi, come possono essercene anche per l'abuso di alcol.

Cannabidiolo, questo sconosciuto

E’ importante far notare quindi che il composto della cannabis utilizzato per vari farmaci è il cannabidiolo. Al contrario i più sono portati a pensare che venga utilizzato esclusivamente il Thc. Recenti studi condotti su animali e umani hanno mostrato che il suo uso potrebbe avere un valore terapeutico per il trattamento di convulsioni epilettiche e altre condizioni correlate. Il Thc non viene escluso del tutto, si tratta di un mix tra le due sostanze, come nel caso del “Sativex”; esistono tuttavia altri farmaci che agiscono sulla serotonina ritenuti più efficaci. Prove alla mano risulta che il cannabidiolo non può portare ad un abuso della sostanza, ovvero non provoca una dipendenza.

Fame chimica e altri "misteri"

Va fatto notare inoltre che la cannabis ad oggi non ha dimostrato in maniera inconfutabile di essere una “gate drog”, ovvero una sostanza stupefacente che prepara all’abuso di altre più potenti, come la cocaina o il crack. Tuttavia non possiamo ancora escluderlo con certezza. Il fattore ambientale risulta comunque difficile da escludere: le amicizie, le situazioni in cui si fa uso della sostanza, le condizioni famigliari, eccetera. Si parla anche di meccanismi simili a quelli del gioco d’azzardo. Al di là di questo è importante ricordare che il ricercato effetto di “sballo” che preoccupa tanto è dovuto al Thc, mentre per i farmaci si estrae soprattutto il Cbd. Sappiamo ancora poco invece riguardo a certi postumi dell’uso di marijuana, come la “fame chimica”, che coinvolge parti profonde del cervello e meccanismi neurologici ancora da approfondire. Questi effetti sono altrettanto di interesse medico, per esempio nel trattamento dell’anoressia.