Ogni anno più di 3 milioni di persone muoiono prematuramente, uccise da un killer silenzioso: l’inquinamento atmosferico. Più della malaria e più dell’HIV possono il carbone e il legno bruciati per riscaldare le case e per cucinare, soprattutto in Asia; ma anche le emissioni provenienti da fonti agricole in Europa e negli Stati Uniti. Lo affermano i ricercatori del Max Planck Institute of Chemistry di Mainz, in un articolo recentemente pubblicato da Nature.

Numeri drammatici e in crescita

Ma c’è una notizia ancora peggiore: in assenza di misure drastiche per prevenire questa strage annuale  – che comporta la morte di un individuo ogni sei minuti ogni giorno – arriveremo a contare il doppio delle vittime entro il 2050.

La gran parte dei danni causati dall'inquinamento alla salute umana provengono dalle piccole particelle che vengono inalate nei polmoni causando malattie cardiovascolari e ictus per circa i tre quarti dei 3,3 milioni di morti annuali; la parte restante è vittima di cancro ai polmoni e di patologie respiratorie. Il lavoro non include gli effetti sulla salute dell’inquinamento interno alle case, come ad esempio quello derivante dalle cucine domestiche, che porterebbe il numero dei morti a salire a 3,4 milioni all'anno.

Giugno 2015, New Delhi: scolari chiedono misure anti–inquinamento per una città tra le più sofferenti del Pianeta
in foto: Giugno 2015, New Delhi: scolari chiedono misure anti–inquinamento per una città tra le più sofferenti del Pianeta

Tra vecchio mondo e Paesi in via di sviluppo

Lo studio si è servito di dettagliati modelli computerizzati sull’atmosfera globale allo scopo di valutare l’impatto dell’inquinamento sulle diverse popolazioni, includendo anche le nuovi informazioni relative all’inquinamento in Cina ed India.

I risultati indicano che un terzo delle morti premature è riconducibili a fuochi di carbone e legno o a vecchi generatori di corrente elettrica diesel: energia che serve per il sostentamento delle famiglie e che è all'origine della metà delle 645.000 vittime da inquinamento dell’India e di un terzo degli 1,4 milioni di vittime cinesi.

Ma anche l’Europa non se la passa proprio benissimo, dato che ci sono altre emissioni ad avere un impatto notevole: un quinto delle morti globali è riconducibile ad allevamenti di bovini, pollame e maiali e all’abuso di fertilizzanti e, in questo caso, il principale imputato è l'ammoniaca.

Il peso del traffico sulla nostra salute

C’è poi l’inquinamento derivante dal traffico che, soprattutto nei Paesi sviluppati, ha effetti devastanti sulla sanità pubblica, ed è responsabile di un quinto delle morti premature; e a poco servono le leggi restrittive sui veicoli particolarmente inquinanti. La percentuale è verosimilmente destinata ad aumentare, in particolare con il contributo dei Paesi in via di sviluppo dove la crescita rapidissima e caotica porta sempre più veicoli sulle strade, rilasciando il famigerato particolato fine (PM 2,5) che penetra in profondità nei polmoni.

I ricercatori hanno specificato che non escludono che il bilancio dei morti da traffico potrebbe essere significativamente più alto, il che implicherebbe un più basso numero di vittime a causa delle emissioni delle attività agricole. In ogni caso questo non inciderebbe sul dato globale più sconfortante: restano quegli oltre 3 milioni di persone che, ogni anno, pagano a caro prezzo lo scotto della nostra "civiltà".