Un team di ricerca dell'Università di Washington ha dimostrato che potrebbe esserci uno stretto legame tra l'inquinamento atmosferico e i disturbi del sonno. Gli studiosi, coordinati dalla dottoressa Martha Billings, docente di Medicina presso l'ateneo statunitense, hanno presentato il risultato della loro approfondita indagine alla American Thoracic Society (ATS) 2017 International Conference, attualmente in corso di svolgimento a Washington DC.

Lo studio è stato plasmato attorno ai risultati ottenuti da altre ricerche, che hanno associato all'inquinamento atmosferico il rischio di sviluppare gravi patologie cardiache e respiratorie. Basti pensare che solo in Italia si stima che lo smog uccida 21mila persone ogni anno, mentre ben un bambino su tre si ammalerebbe proprio a a causa della qualità dell'aria.

Il team della Billings in prima istanza ha recuperato i dati di circa 1.800 pazienti, tutti monitorati nello studio Multi Ethnic Study on Atherosclerosis (MESA) e con un'età media di 68 anni. Il parametro sul quale i ricercatori hanno concentrato la propria attenzione sono state le esposizioni agli inquinanti atmosferici più comuni, ovvero al particolato sottile PM 2.5 e al diossido di azoto, risultanti da varie fonti come gli scarichi industriali e il traffico stradale. Incrociando i dati dei siti di monitoraggio ambientale e avvalendosi di sofisticati strumenti statistici, gli studiosi sono riusciti a ricavare i livelli di esposizione a tali inquinanti nelle case di ogni paziente coinvolto nello studio.

Dall'analisi sulla cosiddetta “efficienza del sonno”, ovvero la quantità di tempo che si passa dentro al letto a dormire rispetto a quella in cui si rimane svegli, è emerso che nell'arco di cinque anni chi era esposto a livelli elevati di diossido di azoto aveva un rischio di disturbi del sonno superiore del 60 percento, mentre le esposizioni al PM 2.5 lo aumentavano del 50 percento. “Questi nuovi risultati suggeriscono la possibilità che i livelli comuni di inquinamento atmosferico non solo influenzano le patologie cardiache e polmonari, ma anche la qualità del sonno”, ha sottolineato l'autrice principale della ricerca. Esistono già molteplici ragioni per le quali si dovrebbe agire concretamente per migliorare la qualità dell'aria; i disturbi del sonno, del resto, rappresentano soltanto l'ultimo tassello di un puzzle ricchissimo di danni, fatti a noi stessi e al nostro Pianeta.

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