Chi e in che quantità consuma veramente l'acqua del nostro pianeta L ultima ricerca pubblicata da PNAS, basata su dati statistici e demografici relativi all'oro blu in tutto il mondo, chiarisce molti aspetti a proposito dell'impronta idrica dell'umanità.

Che un giorno l'acqua potrebbe diventare un bene preziosissimo e conteso è cosa nota e, del resto, è parimenti noto che che in alcune aree del pianeta la carenza di risorse idriche è già da tempo un problema ed un'emergenza, causa di gravissime crisi quando non di violenti conflitti: mentre le organizzazioni internazionali lanciano allarmi, mentre il mondo delle invenzioni è in rivoluzione, alla ricerca di soluzioni alternative per un futuro in cui l'acqua potrebbe essere sempre meno e, dunque, evitare gli sprechi diventerà una parola d'ordine, non mancano gli studi volti ad indagare i grandi numeri relativi al consumo di acqua.

I dati di tutto il mondo – L'ultimo lavoro di Arjen Hoekstra e Mesfin Mekonnen, ricercatori presso l'Università olandese di Twente, si pone l'obiettivo di quantificare l'impronta idrica su scala mondiale, ricorrendo a dati statistici e demografici provenienti da tutte le nazioni riguardanti l'uso delle acque sotterranee e di superficie, il riciclo dell'acqua piovana e quali sono i volumi per ogni paese di acqua inquinata e, dunque, inutilizzabile: uno studio complessivo, recentemente pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciencesche pone in evidenza come più di un quinto del totale dell'acqua sfruttata in tutto il pianeta finisca in prodotti destinati all'importazione e come la pressione da parte dei paesi più ricchi, a discapito delle aree più fragili del pianeta, continui senza lasciare spazio ad alcuno spiraglio.

I risultati dello studio – Tra irrigazione intensiva, in particolar modo delle colture cerealicole (non solo il grano, ma anche il mais e il riso), tra allevamenti di animali per la produzione di carne, latte e industria casearia, il 92% delle risorse idriche ogni anno viene assorbito prevedibilmente dall'agricoltura: dato che fa riferimento al totale di oltre novemila miliardi di metri cubi di acqua che, tra il 1995 ed il 2005 sono stati utilizzati ogni anno in tutto il pianeta. Facile immaginare che, sull'intera quantità di oro blu, esistano degli squilibri profondissimi quantificabili sulla base dei consumi in relazione alla popolazione di riferimento. Gli Stati Uniti, ad esempio, che accolgono il 5% degli abitanti della Terra, sono al terzo posto tra i consumatori mondiali di acqua dolce: i loro 1053 miliardi di metri cubi per anno sono di poco inferiori alle cifre di Cina (1 207 miliardi di metri cubi/anno) e India (1 182 miliardi). Tuttavia, considerando quanto la popolazione dei due paesi in via di sviluppo sia numericamente più elevata, risulta che la media per abitante negli Stati Uniti sarebbe di 2 842 metri cubi annuali, a fronte dei 1 089 della Cina, 1071 dell'India e 1 385 della media mondiale.

 Chi e in che quantità consuma veramente l'acqua del nostro pianeta L'ultima ricerca pubblicata da PNAS, basata su dati statistici e demografici relativi all'oro blu in tutto il mondo, chiarisce molti aspetti a proposito dell'impronta idrica dell'umanità.

L'acqua virtuale – Ma la «questione idrica» presenta diversi aspetti, non tutti correlati al consumo diretto, sia esso domestico o agricolo: il problema dell'acqua virtuale, ovvero quella porzione di liquido coinvolta nella produzione di beni alimentari o di consumo, costituisce un altro fattore che pesa sulla valutazione dell'impronta idrica dell'umanità. Circa un quinto dell'oro blu dell'intero pianeta viene investito in «acqua virtuale», quantificabile, ad esempio, in migliaia di litri anche per semplici capi di abbigliamento o in oltre 15 000 litri per un chilo di carne bovina. La mappa realizzata dai ricercatori mostra al netto quali sono i flussi più significativi di importazioni di prodotti alimentari o commerciali che recano la maggiore quantità di «acqua virtuale».

Chi e in che quantità consuma veramente l'acqua del nostro pianeta L ultima ricerca pubblicata da PNAS, basata su dati statistici e demografici relativi all'oro blu in tutto il mondo, chiarisce molti aspetti a proposito dell'impronta idrica dell'umanità.

Lo studio evidenzia come, paradossalmente, mentre alcuni paesi dipendono dalle importazioni per ragioni logistiche, in primo luogo le isole o gli Stati che sorgono in aree desertiche, esiste una grande quantità di nazioni che, pur avendo una vasta quantità di risorse idriche, ricorre alle maggiori importazioni: in testa, principalmente, gli Stati Uniti che, tuttavia, compensano con le proprie massicce esportazioni di acqua virtuale così come la Cina, anch'essa grande esportatrice assieme a India e Brasile; lo stesso non può dirsi di molti paesi europei tra cui Italia, Germania e Francia, come è visibile dalla mappa. Un quadro globale fortemente contrassegnato da divari e sbilanciamenti che si basano su un equilibrio fragilissimo, sulla cui durata non è possibile fare previsioni di alcun tipo.