Gli animali marini più grandi sono quelli che rischiano maggiormente di estinguersi. Questo è quanto sostengono gli studiosi della Standford University che hanno analizzato la relazione che c'è tra la scomparsa di una specie e la sua taglia. I dati sono sconfortanti perché dimostrano, ancora una volta, che i grossi animali dei nostri mari sono fortemente a rischio estinzione e la loro assenza provocherà reazioni a catena che non promettono nulla di buono. Lo studio, intitolato “Larger marine animals at higher risk of extinction, and humans are to blame”, è stato pubblicato su Science.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno esaminato la correlazione tra il rischio di estinzione e la taglia di due gruppi di animali marini, i molluschi e i vertebrati, all'interno di un arco temporale di 500 anni e hanno comparato i dati raccolti con quelli più antichi disponibili, fino a 445 milioni di anni fa. “Abbiamo utilizzato di fossili per mostrare, in modo concreto e convincente, che ciò che sta accadendo negli oceani è diverso da ciò che è avvenuto in passato” spiega il ricercato Noel Heim.

Infatti, gli scienziati hanno scoperto che il tasso di estinzione aumenta a seconda della taglia dell'animale, insomma, più un animale è grande, più rischia di scomparire. Ma quali sono le conseguenze di una simile assenza? Questi grossi animali sono fondamentali per l'equilibro degli ecosistemi marini e la loro assenza potrebbe modificare il ciclo dei nutrienti fino ad arrivare a conseguenze disastrose.

Responsabili di questa situazione sono gli esseri umani che, attraverso la pesca intensiva e non sostenibile, preferiscono catturare gli esemplari più grandi. Per limitare i danni, non ci resta che modificare a livello nazionale e internazionale le leggi che regolano la pesca. Quanto scoperto rientra nella consapevolezza di essere all'interno della sesta estinzione di massa a cui l'essere umano sta dando un'accelerata incontrollabile.