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11 Dicembre 2017
12:32

L’estinzione delle balene è vicina ed è solo colpa nostra: il 2017 è stato un anno tragico

La strage delle balene franche nordatlantiche è causata soprattutto da collisioni con le navi e reti da pesca, ma anche dall’inquinamento e dalla scarsità di cibo. Nel 2017 a causa dell’uomo sono morti 17 esemplari, soprattutto femmine in età fertile. Ne restano soltanto 450.
A cura di Andrea Centini
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Le balene franche nordatlantiche (Eubalaena glacialis) sono sempre più vicine all'estinzione, e se non si interverrà immediatamente con nuovi e mirati piani di protezione potrebbero sparire nei prossimi decenni. Le collisioni con le navi e le reti da pesca le stanno infatti decimando. L'allarme è stato lanciato dagli esperti dell'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA) degli Stati Uniti, l'agenzia federale da tempo impegnata nel monitoraggio e nella tutela di questi maestosi cetacei, tra i più minacciati in assoluto a causa dell'uomo. Il 2017, del resto, è stato estremamente drammatico per la specie, dato che sono stati ritrovati ben 17 esemplari morti su una popolazione complessiva di circa 450 balene.

A rendere la situazione ancor più preoccupante il fatto che le nascite di quest'anno sono state inferiori rispetto ai decessi. Le morti, inoltre, hanno interessato principalmente femmine in età fertile, delle quali si stima ne restino soltanto un centinaio di esemplari. “Devi usare la parola estinzione, perché la tendenza suggerisce che ci stiamo indirizzando proprio in quella direzione”, ha dichiarato John Bullard, l'Amministratore regionale del Nord-Est per la pesca del NOAA. “È qualcosa che non possiamo permettere che accada”, ha aggiunto il dirigente.

Ma perché le balene franche nordatlantiche stanno morendo? Dagli esami autoptici condotti sulle carcasse, le principali cause sono le collisioni con grandi imbarcazioni e le reti da pesca, dove spesso restano intrappolate fino a morire. Ma anche la scarsità di cibo e l'inquinamento – sia dell'acqua che acustico – stanno giocando un ruolo fondamentale. Nonostante siano stati messi a punto piani per tutelare questi mammiferi, come mantenere grandi distanze di sicurezza dagli esemplari avvistati, riduzioni della velocità fino a 10 nodi e limitazioni nelle aree dove pescare, gli interventi non sono ancora sufficienti. Tutte le carcasse sono state infatti ritrovate al largo del New England e del Canada, i tratti di mare più tutelati dove in estate questi animali giungono per nutrirsi. Ciò significa che andranno necessariamente ampliate le aree protette. Non sarà semplice, perché un recente studio ha determinato che questi cetacei si spostano in aree molto più ampie di quelle stimate in precedenza, spinte probabilmente dalla scarsità di cibo.

In base a un altro studio pubblicato sulla rivista scientifica Endangered Species Research, inoltre, le balene franche nordatlantiche che riescono a salvarsi dalle reti hanno elevatissimi livelli di ormone dello stress (valutato esaminando le feci), che può avere effetti negativi sulle capacità di riproduzione dei cetacei. A causa della situazione sempre più drammatica, questi cetacei inclusi con codice EN (Endangered, in pericolo di estinzione) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), potrebbero ben presto rientrare nella classe di rischio più elevata, ovvero CR, in pericolo critico di estinzione. Gli scienziati del NOAA continueranno a riunirsi per trovare soluzioni di compromesso in grado di salvare la vita a questi giganti del mare e permettere la continuazione della pesca.

[Foto di Marine Animal Response Society]

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