Lagos, bambini di una scuola elementare lavano le proprie mani con il sapone dopo essere stati sottoposti alla misurazione della temperatura, per verificare la presenza di sintomi da virus ebola
in foto: Lagos, bambini di una scuola elementare lavano le proprie mani con il sapone dopo essere stati sottoposti alla misurazione della temperatura, per verificare la presenza di sintomi da virus ebola

Il virus dell'ebola è stato introdotto in Nigeria il 20 luglio scorso, quando un funzionario governativo liberiano è giunto in aereo a Lagos, la città più grande e popolosa dell'Africa. Cinque giorni dopo, l'uomo moriva in ospedale: da lui partiva una catena di contagi che ha finito per coinvolgere 19 persone, 7 delle quali sono morte. In accordo con le disposizioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la fine di un'epidemia da ebola virus in un'area o in un Paese può essere dichiarata ufficialmente soltanto nel momento in cui siano passati 42 giorni senza riscontrare alcun nuovo caso (in pratica, il doppio del tempo massimo del periodo di incubazione del virus nell'organismo umano). In Nigeria quei 42 giorni sono trascorsi senza alcuna nuova diagnosi: il termine è scaduto il 20 ottobre, giorno in cui lo Stato africano è stato dichiarato definitivamente libero dal virus.

Azione rapida, educazione capillare, vigilanza costante: il modello del Senegal

La buona notizia comunicata dall'OMS segue di poco quella relativa al Senegal: lì il virus era stato introdotto il 29 agosto da un giovane che viaggiava verso Dakar dalla Guinea, questa volta in strada. L'OMS ha spiegato che la risposta all'emergenza da parte del Senegal è stato un ottimo esempio di cosa dovrebbe fare qualunque Stato di fronte all'importazione di un caso di ebola: il governo, guidato dal Presidente Macky Sall e in accordo con il ministro della salute, la dottoressa Awa Coll-Seck (un medico infettivologo), ha messo in campo una reazione immediata per fermare la diffusione del male.

Il piano ha incluso l'identificazione e il monitoraggio delle 74 persone che avevano avuto contatti ravvicinati con il paziente, il rapido ricorso a test per i casi di sospetto contagio, l'incremento della sorveglianza dei numerosi punti di accesso dello stato senegalese e campagne di sensibilizzazione in tutto il Paese; queste ultime sono fondamentali anche per educare la popolazione a non farsi prendere dal panico di fronte ad un virus che, con le adeguate cautele preventive, può essere evitato. L'OMS ha trattato il caso come un'emergenza pubblica, inviando immediatamente un team di epidemiologi per affiancare lo staff del ministero della salute. Il 5 settembre i test di laboratorio condotti su campioni prelevati dal paziente hanno indicato che l'uomo era guarito dalla malattia da virus ebola e, così, il 18 è tornato in Guinea. Tuttavia il Senegal ha mantenuto un livello di attenzione attiva per 42 giorni, al fine di trovare nuovi possibili casi di infezione, e continua su questa strada: la posizione geografica del Paese espone comunque al rischio di importare ancora il contagio dall'esterno.

Coordinazione e una forte leadership alla base della risposta immediata della Nigeria

L'OMS ha elogiato il Governo nigeriano per la sua forte leadership che ha consentito una coordinazione efficace che ha portato, ad esempio, alla rapida istituzione di un centro per le operazioni d'emergenza. Quando il primo caso di ebola è stato confermato lo scorso luglio, gli operatori hanno subito disposto tecnologie ed infrastrutture adeguate a rispondere al pericolo grave che si profilava: il fatto che il primo caso fosse arrivato proprio nella capitale Lagos, infatti, faceva temere per una trasmissione ancora più rapida, favorita dal sovraffollamento della città. Al contrario, massima attenzione è stata riservata a rintracciare tutta la catena di trasmissione del virus, consentendo così di venire rapidamente a capo di ciascun caso di contagio.

La promozione di campagne informative sull'ebola è state portate avanti in collaborazione con i capi religiosi e tradizionali delle comunità, i quali hanno giocato anch'essi un ruolo fondamentale nel contenimento di quella che poteva divenire un'epidemia dai risvolti tragici. Chiaramente anche in Nigeria il livello di guardia è molto elevato: il Paese resta pronto a fronteggiare nuovi casi importati. Purtroppo, infatti, in Guinea, Sierra Leone e Liberia, l'epidemia è tutt'altro che finita.