20 Novembre 2012
16:42

L’effetto placebo? E’ una questione di personalità

Un recente esperimento avrebbe dimostrato che, negli individui più altruisti e capaci di adattarsi, l’effetto analgesico dei placebo sarebbe sfruttato al massimo delle sue potenzialità.
A cura di Nadia Vitali

Anche i placebo non sono tutti uguali; o meglio, non sono facilmente prevedibili le loro eventuali reazioni sull'organismo umano. Ad indagare le connessioni tra personalità ed efficacia antidolorifica dei placebo, un lavoro recentemente pubblicato dalla rivista Neuropsychopharmacology che ha affrontato un tema molto caro alla ricerca al quale più di uno studio è stato dedicato. Il potenziale del rimedio placebo, infatti, è stato spesso oggetto di dibattito: dalla possibilità che il suo funzionamento potesse essere non riconducibile del tutto alla suggestione, alla risposta inconscia scatenata dalla somministrazione delle sostanze farmacologicamente non attive.

I ricercatori della University of Michigan ritengono di aver dimostrato sperimentalmente come i tratti specifici della personalità individuale possano essere direttamente messi in collegamento con la capacità dei placebo di agire sul corpo: nello specifico, onestà, altruismo e resilienza (intesa come capacità di resistere a fasi di stress acuto attraverso l'adattamento) sarebbero tra le principali caratteristiche che garantirebbero un funzionale effetto placebo analgesico. Al contrario, con soggetti irascibili e diffidenti, la capacità di persuasione e suggestione dei farmaci-non-farmaci verrebbe molto attenuata e, addirittura, annullata. Non è la prima volta che viene avanzata un'ipotesi del genere, né che uno studio analizza questo aspetto: tuttavia al lavoro guidato da Jon-Kar Zubieta del dipartimento di psichiatria va il merito di aver stabilito per primo il nesso chiaro tra i due fattori.

L'esperimento ha coinvolto una cinquantina di volontari, maschi e femmine, di età compresa tra i 19 ed i 38 anni: i soggetti sono stati sottoposti in una prima fase ai test standard per la valutazione dei tratti fondamentali della personalità. Successivamente, ai partecipanti è stata iniettata una piccola quantità di soluzione il cui obiettivo era procurare dolore alla mascella: dopodiché agli stessi è stato detto che sarebbe stato somministrato loro un antidolorifico (in realtà, ovviamente, un placebo) del quale avrebbero dovuto valutare l'efficacia su una scala di riferimento. In questa medesima fase l'attività cerebrale dei volontari è stata monitorata attraverso scansioni eseguite con la tecnica della tomografia ad emissione di positroni (PET). Le conclusioni sono il frutto di un esperimento condotto su un campione molto piccolo che, dunque, dovrà essere ripetuto ed ampliato per poter dare conferma di questi primi risultati.

I risultati hanno evidenziato come almeno un quarto della risposta ai placebo poteva essere spiegata e ricondotta ai tratti caratteristici presi in esame: l'aumento nelle aree cerebrali dei naturali antagonisti del dolore, gli oppioidi endogeni, rilasciati dal nostro organismo anche in base all'aspettativa verso i placebo, era favorita nei soggetti che avevano mostrato maggiore resilienza, altruismo ed onestà; a restare invariati, invece, indipendentemente dalla personalità, i livelli di cortisolo, ormone legato allo stress. Le persone inclini a provare stati d'animo negativi, in particolar modo quelle che presentavano una spiccata ostilità e diffidenza, sono risultate per lo più sostanzialmente immuni al potere delle sostanza farmacologicamente non attive.

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