A vedere queste immagini non ci si stupisce del fatto che attorno alle mummie degli Antichi Egizi siano fiorite leggende che le volevano come vendicative creature in grado di tornare tra i vivi una volta che questi le avevano destate dal loro quieto riposo: all'apertura del sarcofago, quei corpi avvolti nelle bende dopo aver subito processi di imbalsamazione migliaia di anni fa si presentano ancora straordinariamente intatti, quasi come pronti a rialzarsi e a prendersi la propria vendetta sui seccatori.

Ecco a voi Minirdis

Non fa eccezione la mummia del giovinetto Minirdis, vissuto all'incirca 2.500 anni fa e morto quando era ancora nel fiore della sua adolescenza, a 14 anni: il suo sarcofago è stato aperto dal curatore del Chicago Field Museum in collaborazione con altri tre scienziati. Il gruppo si è servito di morsetti ed aste di metallo per creare una sorta di culla dove adagiare il fragile coperchio; indossando dei guanti chirurgici, i quattro hanno sollevato lentamente la copertura della bara, ponendola poi con cura sull'apposito sostegno, mettendola all'interno di un ambiente del laboratorio del museo americano ad umidità e temperatura controllata.

Mummia in viaggio

Possiamo soltanto immaginare la tensione di quegli attimi: il rischio di danneggiare questi preziosissimi e delicatissimi reperti purtroppo è onnipresente e, pertanto, si cerca di sottoporli il meno possibile a manovre che potrebbero risultare traumatiche per essi. Questa volta l'occasione è la mostra "Mummies: Images of the Afterlife", la cui apertura è attesa per il prossimo settembre presso il Natural History Museum di Los Angeles, a cui farà seguito uno spostamento presso il Denver Museum of Nature and Science nell'autunno 2016. Un bel viaggetto per la povera mummia, approdata negli Stati Uniti oltre un secolo fa e custodita dal museo di Chicago fin dagli anni '20, quando venne donata dalla Chicago Historical Society, parte di una collezione che comprende trenta corpi imbalsamati provenienti dall'Egitto dei faraoni, tutti in buono stato di conservazione.

Le condizioni del reperto

All'interno del sarcofago di Minirdis, gli scienziati sapevano già, comunque, avrebbero trovato qualche piccolo danno: la tomografia computerizzata, con i suoi raggi X, aveva già consentito agli esperti di verificare che il corpo del ragazzo presentava i piedi lievemente staccati, con il bendaggio parzialmente rimosso e le dita che fuoriuscivano. Maschera e sudario anche risultavano leggermente danneggiati, il tessuto sul viso era in parte strappato ed attorcigliato, la maschera fuori posto, di traverso: piccola cosa rispetto all'aspetto complessivo del corpo del giovane. Ma c'era il rischio che, all'apertura, il corpo di Minirdis si polverizzasse istantaneamente come accade nei film? Il dottor JP Brown, che sopraintendeva ai lavori, ha spiegato che, in realtà, pezzi della bara erano già andati perduti in passato, esponendo la mummia agli elementi esterni: quindi, insomma, nessun pericolo.

Minirdis, figlio di sacerdote

Alla presenza dei fortunati che hanno potuto assistere ad un evento di tale rara e potente emozione, il dottor Brown ha inoltre spiegato il significato di alcune specifiche peculiarità della mummia, come le resine colorate sui tessuti di lino ben disposti o la doratura della maschera: da quello che è possibile leggere su questo corpo antico di 2.500 anni, sappiamo che se Minirdis fosse sopravvissuto sarebbe diventato un sacerdote esattamente come suo padre. Quello che gli scienziati non sanno è come mai il ragazzo morì così giovane: per saperlo sarebbero necessarie indagini molto apprfondite, come le analisi condotte sulla mummia del faraone Tuntankhamon.