cometa

Anche se la data può sembrare ‘sospetta', la notizia è del tutto vera: sabato 1 aprile la cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák raggiungerà il suo punto più vicino alla Terra (21,2 milioni di chilometri) da quando fu scoperta nel 1858, offrendo così un'occasione unica agli appassionati di astronomia per osservare – e magari fotografare – lo spettacolo. In Italia saremo fortunati poiché, condizioni meteorologiche permettendo, essa sarà ben visibile in tutto l'emisfero boreale, inoltre non dovremo attendere un orario specifico nel cuore della notte. Essendo inquadrata tra le costellazioni circumpolari dell'Orsa Maggiore e di quella del Dragone, avremo a disposizione dal tramonto all'alba per puntare i nostri strumenti: purtroppo, a causa della bassa luminosità, all'inizio di aprile essa sarà visibile solo con un binocolo o, ancor meglio, con un telescopio, tuttavia nei prossimi giorni potrebbe riservare una splendida sorpresa, come fece nel lontano 1973.

Avvicinandosi al Sole, la cometa subì un picco drammatico di brillantezza, la magnitudine salì di diverse grandezze e la luminosità venne maggiorata di 10mila volte. In parole più semplici, diventò così brillante da rendersi perfettamente visibile anche ad occhio nudo, un fenomeno che, suggeriscono gli studiosi, potrebbe ripetersi anche quest'anno. Bisognerà attendere l'avvicinarsi della cometa al perielio, ovvero al punto più vicino al Sole, che verrà raggiunto il prossimo 12 aprile con una distanza di circa 156 milioni di chilometri.

La cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák, conosciuta anche col nome di ‘cometa di San Patrizio' a causa del colore verdognolo e della sua apparizione nelle vicinanze della festa irlandese, fu scoperta per tre volte e indipendentemente dagli astronomi che le danno il nome, rispettivamente nel 1858, nel 1907 e nel 1951. Si tratta di una cometa periodica (la lettera P indica proprio questo dettaglio) legata all'attrazione gravitazionale di Giove, con un'orbita di 5,5 anni. L'occasione per osservarla nel 2017 è per noi irripetibile, poiché il prossimo passaggio così ravvicinato alla Terra lo si avrà solo nel 2088.

[Foto di José J. Chambò]