Il cacciatore di Pianeti Kepler in un'immagine artistica realizzata dalla NASA (Image Credit: NASA Ames/JPL–Caltech/T Pyle)
in foto: Il cacciatore di Pianeti Kepler in un'immagine artistica realizzata dalla NASA (Image Credit: NASA Ames/JPL–Caltech/T Pyle)

Un ritorno in grande stile per il cacciatore di Pianeti della NASA Kepler, grazie all'individuazione di un nuovo esopianeta nell'ambito della missione K2: la scoperta, infatti, è stata fatta dopo che gli astronomi sono riusciti ad escogitare un ingegnoso modo per far funzionare ancora il telescopio spaziale nella sua ricerca di altri mondi.

Kepler abbiamo un problema

La telecamera a bordo di Kepler è capace di scovare i Pianeti osservando il loro transito davanti alle Stelle: in pratica, quando la luminosità di una Stella si affievolisce, sappiamo che un oggetto sta passando dinanzi ad essa. Chiaramente, più piccolo sarà il Pianeta, più debole sarà questa diminuzione: insomma, questa misurazione indiretta attraverso la luminosità deve essere necessariamente molto precisa per dare dei buoni frutti. Si capisce che il sistema di puntamento del telescopio addetto a questo tipo di studio deve essere del tutto fermo, altrimenti le rilevazioni risulterebbero inaffidabili: ecco,  purtroppo, nel maggio del 2013, quando una parte dei dati raccolti doveva ancora essere analizzata, una delle quattro ruote di reazione, utilizzate per stabilizzare il veicolo spaziale, si è danneggiata. Kepler è così entrato in safe mode facendo temere seriamente per il futuro della missione.

Un'idea innovativa per rimettere "in pista" Kepler

Un gruppo di scienziati ed ingegneri, però, anziché arrendersi alla perdita del fedele telescopio, ha messo a punto una strategia alternativa per il suo utilizzo, utilizzando la pressione della luce solare come una "ruota di reazione virtuale" che aiutasse a controllare i dispositivi di puntamento del veicolo: un prolungamento della missione che prometteva così non soltanto di continuare la caccia di Kepler agli esopianeti ma anche di espandere la sua ricerca di stelle nei paraggi che ospitano Pianeti da studiare nei loro dettagli. K2 – questo il nome della "seconda2 missione del telescopio – avrebbe inoltre fornito nuove opportunità per osservare cluster, galassie e supernove.

E la promessa è stata mantenuta.

La scorsa estate, la possibilità di una missione scientificamente produttiva per Kepler dopo la rottura della sua ruota di reazione non era neanche presa in considerazione. Oggi, grazie ad un'idea innovativa e al lungo e duro lavoro del team NASA E Ball Aerospace, Kepler può consegnarci i primi Pianeti candidati per essere studiati dal James Webb Space Telescope, in modo da tracciare le caratteristiche atmosferiche dei mondi distanti e cercare in essi eventuali tracce di vita – Paul Hertz, astrofisico NASA

Ma torniamo alla super Terra…

E così, ecco la scoperta dell'ultimo esopianeta in ordine di tempo: assieme ad un team di ricercatori internazionale, Andrew Vanderburg dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, Massachusetts, ha rilevato nei dati del febbraio del 2014 , raccolti nel corso di un test di K2, la presenza di un oggetto. Scoperta confermata grazie alle misurazioni effettuate con lo spettrografo HARPS-N montato sul Telescopio Nazionale Galileo che si trova sull'isola  San Miguel de La Palma, Canarie: quindi c'è un po' di Italia anche in questa scoperta.

HIP 116454b, questa la sigla con cui viene indicato per adesso il nuovo arrivato, ha un diametro pari a due volte e mezzo quello terrestre e segue un'orbita molto vicina alla propria stella madre, che si presenta più fredda e piccola del nostro Sole: talmente vicina da portarla a compimento in appena nove giorni. Stella e Pianeta si trovano a circa 180 anni luce da noi, in direzione della Costellazione dei Pesci. Probabilmente è troppo caldo per ospitare la vita così come la conosciamo, considerando che si trova ad una distanza inferiore di circa 11 volte rispetto a quella che separa la Terra da Sole.

Nella Via Lattea, Kepler ha già scovato molti Pianeti di differenti tipi
in foto: Nella Via Lattea, Kepler ha già scovato molti Pianeti di differenti tipi

Pianeti più grandi del nostro e più piccoli di Nettuno sono risultati essere estremamente comuni nella galassia, proprio grazie alla missione Kepler che si è occupata di scovarne parecchi: tuttavia essi risultano assenti nel nostro Sistema Solare, fatto che li rende ancor più interessanti per gli studi. K2 si trova fortunatamente in una posizione tale da poter aiutare fortemente nell'approfondire la conoscenza di questi mondi alieni: uno dei suoi obiettivi, quindi, sarà cercare di comprendere quale potrebbe essere il confine tra i Pianeti rocciosi come la Terra e i giganti ghiacciati come Nettuno.