immagine di Cristina Sanchis Ojeda
in foto: immagine di Cristina Sanchis Ojeda

In appena otto ore e mezzo, Kepler 78b porta a termine la propria orbita attorno alla Stella madre: l'esopianeta sul quale un anno solare dura sostanzialmente come una buona nottata di riposo, presenta delle dimensioni più o meno simili a quelle terrestri. Ma le analogie finiscono qui dal momento che questo oggetto celeste che si trova a circa 700 anni luce dalla nostra Terra ha una superficie decisamente poco ospitale, dove un oceano di lava mantiene la temperatura ad una media di circa 3000 gradi Kelvin, pari a 2726 gradi Celsius.

Kepler 78b si trova ad una distanza dalla propria Stella madre pari a circa 40 volte quella che separa Mercurio dal Sole; tale Stella madre sembrerebbe essere relativamente giovane, come suggerirebbe la sua rotazione, veloce più del doppio di quella solare. Con il suo periodo orbitale brevissimo, tuttavia, l'ultimo arrivato nella lunga lista degli esopianeti non costituisce un record assoluto: i ricercatori del MIT che hanno lavorato alla scoperta hanno infatti specificato come il Pianeta KOI 1.843,03, già precedentemente individuato, porti a compimento la propria orbita in sole quattro ore e un quarto.

Gli astronomi hanno spiegato come, per la prima volta, sia stato possibile rilevare la luce emessa da un Pianeta così piccolo: un primo significativo passo al quale seguiranno indagini più approfondite grazie a telescopi più grandi e potenti che potrebbero fornire informazioni maggiormente dettagliate non soltanto sulla sua superficie, ma anche sugli effetti gravitazionali sulla Stella madre derivanti dalla grande vicinanza dei due corpi celesti. L’auspicio dei ricercatori è che tali informazioni possano essere utili per misurare la massa dell’esopianeta, un fatto che renderebbe Kepler 78b il primo Pianeta in assoluto del quale si conosce la massa, tra quelli che si trovano al di fuori del Sistema Solare e che presentano dimensioni simili a quelle della Terra. Gli studiosi hanno sfruttato i dati ottenuti dal telescopio spaziale Kepler il quale è stato in grado di rilevare la luce emessa dal Pianeta ricavandola dalla quantità di luce complessiva che veniva oscurata ogni volta – molto di frequente, vista la brevità dell’orbita – in cui il Pianeta passava dietro la propria stella; tale luce dovrebbe essere, secondo le ipotesi dei ricercatori, il frutto della combinazione proveniente dalle radiazioni della superficie incandescente e dai riflessi dei materiali presenti quali la lava o il vapore atmosferico.

I risultati della ricerca del team del Massachusetts Institute of Technology, che ha lavorato sotto la guida del professor Saul Rappaport, sono stati resi noti in un articolo pubblicato dalla rivista The Astrophysical Journal. Per arrivare a scovare il "rapidissimo" Pianeta, gli studiosi hanno scrutato attraverso oltre 150.000 stelle tra quelle monitorate dal telescopio spaziale della NASA che osserva una porzione di Via Lattea in cerca di nuove Terre abitabili: a giudicare dalle caratteristiche superficiali di Kepler 78b, non è comunque ancora questo il caso.