Sull'esopianeta Kepler-13Ab, un cosiddetto gioviano caldo a 1.730 anni luce dalla Terra, nevica ‘crema solare', o meglio, precipitano fiocchi di titanio, uno dei composti base che protegge dalle radiazioni ultraviolette. Lo hanno determinato ricercatori dell'Università Statale della Pennsylvania, dopo aver puntato il gigantesco corpo celeste col Telescopio Spaziale Hubble di NASA ed ESA (l'Agenzia spaziale europea). Scoperto nel 2011 grazie al Telescopio Spaziale Kepler, ‘fuori gioco' dal maggio del 2013 a causa di un guasto che impedisce di posizionarlo, l'enorme esopianeta si trova così vicino alla sua stella di riferimento – Kepler-13 A – che impiega soltanto due giorni per completare un'intera orbita.

A causa di questa grande vicinanza e della forza gravitazionale cui è sottoposto, esso rivolge sempre la stessa faccia alla stella, un po' come avviene tra la Luna e la Terra (che si trovano in rotazione sincrona). Ciò significa che un lato viene costantemente bombardato dalle radiazioni prodotte dall'astro, raggiungendo così una temperatura di oltre 2000 gradi centigradi. È tuttavia sul lato notturno – la faccia sempre in ombra – che avvengono le spettacolari precipitazioni di ossido di titanio, rese possibili proprio dalle particolarissime condizioni di Kepler-13Ab.

Secondo gli scienziati americani, coordinati dal professor Thomas Beatty, venti velocissimi presenti nell'atmosfera della faccia calda riescono a trascinare il titanio (sotto forma di ossido) verso il lato notturno; qui il gas si condensa in nuvole dalle quali scaturiscono le affascinanti precipitazioni. A causa dell'enorme forza gravitazionale sul pianeta, che ha una massa sei volte superiore a quella di Giove, i fiocchi di cristalli di titanio vengono ‘strappati' dall'atmosfera superiore, restando poi intrappolati in quella inferiore.

Gli scienziati si sono accorti di questo fenomeno dopo aver scoperto che la temperatura dell'alta atmosfera del pianeta risulta più fredda di quella sottostante, un dettaglio insolito spiegabile proprio dalla presenza delle ‘nevicate' di ossido di titanio. Il team di Beatty che per primo lo ha osservato ha deciso di chiamarlo “cold trap”, nel nostro idioma ‘trappola fredda'.

Studiare le condizioni di mondi così alieni come i gioviani caldi, cioè pianeti extrasolari con una massa simile o superiore a quella di Giove ma con una distanza dalla stella di riferimento molto inferiore, può aiutare gli scienziati a comprendere meglio le atmosfere di pianeti rocciosi potenzialmente abitabili.

[Credit:  NASA, ESA, G. Bacon e A. Feild (STScI)]