17 Luglio 2011
23:58

Kenia, riserva di Masai Mara: perché i grandi predatori vanno incontro all'estinzione

La riserva faunistica del Masai Mara ha visto, nel giro di trent’anni, diminuire significativamente il numero degli esemplari per specie: diverse le cause che hanno contribuito.
A cura di Nadia Vitali

Simbolo della natura e di un'Africa che ancora costituisce il nucleo più selvaggio e profondo del nostro essere umani, la riserva naturale del Masai Mara che lungo l'immensa pianura del Serengeti si estende nella zona nordoccidentale del Kenia è anch'essa vittima dei tempi moderni, talvolta troppo accaniti verso quella natura che dovrebbe essere la nostra risorsa principale: i predatori più blasonati del grande parco, come il leone, il rinoceronte o il leopardo, ma anche facoceri e giraffe, delizie dei numerosissimi turisti che decidono di vivere questa esperienza, stanno diminuendo di numero in una maniera realmente preoccupante.

Quello che minaccia questo paradiso della biodiversità, questa volta non è una singola tendenza bensì un insieme di fattori che inevitabilmente avrebbero influito sull'ambiente: impossibile dunque incolpare soltanto i bracconieri che comunque costituiscono ancora un gravissimo problema per la fauna, sebbene la caccia sia diventata fuori legge in Kenia già nel 1979, e che, qualora vengano colti in flagrante non vengono condannati a pene esemplari. Essi sono uno dei fattori, certamente non il solo, che ha portato nel corso degli ultimi trent'anni alcune specie a diminuire fino al 70%: impala, antilopi africane, zebre, per dirne alcune, fino allo gnu, la cui popolazione all'interno del parco si sarebbero ridotta al 3%.

Ciò che maggiormente minaccia gli equilibri naturali di questo ecosistema viene da creature molto più mansuete dei cacciatori di frodo, ovvero i bovini. La loro alimentazione che necessita assolutamente di pascoli unita al vertiginoso aumento del numero di questi animali sta, più di tutto, mettendo alla prova l'ambiente in cui dovrebbero vivere leoni ed elefanti. Secondo una ricerca condotta dagli studiosi dell'Università di Hohenheim, in Svezia, dunque, l'allevamento delle mandrie da parte dei Masai, che negli ultimi tre decenni hanno visto crescere i propri esemplari nell'area protetta del 1100%, è la causa principale di questa tendenza alla diminuzione delle specie della grande riserva che, fortunatamente, almeno non ha sfiorato tutti: all'interno del parco, gazzelle e eland (una grande antilope) non hanno subito diminuzioni, mentre all'esterno resistono bene ancora gli struzzi e gli elefanti.

Tori, mucche, vitelli e buoi consumano una parte consistente delle risorse alimentari destinate agli animali protetti all'interno della riserva e, al contempo, la necessità di creare sempre più pascoli, sta influendo in maniera negativa ed implacabile sul contesto originario: è questa la ragione, assai più del bisogno di legname, per cui i terreni vengono disboscati, in tutto il mondo. Il bisogno di carne, soprattutto per i paesi ricchi, sta distruggendo ettari di foresta in tutto il mondo, mentre l'allevamento impoverisce anche il suolo, portando il terreno sempre più verso il processo di desertificazione, secondo quanto dichiarato dal Presidente dell'Organizzazione Internazionale Protezione Animali.

Gli animali avrebbero bisogno, per lo più, della libertà di potersi muovere nel proprio territorio, i fenomeni migratori stagionali sono sottoposti a grossi vincoli dovuti al fatto che, talvolta, i confini del parco non coincidono con il reale ecosistema di cui essi necessitano: quando allora, si ritrovano in uno dei tanti campi coltivati che circondano la riserva non riescono a soddisfare le proprie esigenze. Ecco perché finiscono per fermarsi entro i limiti del pur immenso parco, aumentando però così gli incroci tra parenti e indebolendo il proprio patrimonio genetico.

Ancora una volta, dunque, l'uomo sta modificando il corso della natura per trarne un vantaggio immediato, a totale discapito di un futuro che potrebbe essere anche abbastanza prossimo: un futuro in cui le specie potrebbero essere sempre meno e i nostri equilibri, ormai, irrimediabilmente e per sempre compromessi. Anche dentro una riserva che dovrebbe essere quasi un ricordo di Paradiso terrestre che ci racconta del nostro passato. (fonte Repubblica)

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