Un team internazionale di astronomi guidato dalla Vanderbilt University di Nashville (Tennessee) ha scoperto un gigante gassoso simile a Giove ma con caratteristiche fisiche davvero uniche. KELT-9B, questo il suo nome, è infatti così rovente che la temperatura supera di gran lunga quella di molte stelle, mentre l'atmosfera non ha praticamente eguali se paragonata con quella di altri oggetti celesti. Queste peculiarità derivano dall'estrema vicinanza con KELT-9, la sua stella di riferimento, una gigante blu che si trova a una distanza di 650 anni luce dal Sistema solare.

L'esopianeta è così vicino al centro del suo sistema che la distanza dalla stella è paragonabile a quella che separa la Terra dalla Luna, inoltre possiede un'altra caratteristica in comune col nostro satellite naturale. Poiché orbita in rotazione sincrona, a KELT-9 mostra sempre la stessa faccia, che viene costantemente bombardata da radiazioni ultraviolette potentissime. Ciò si traduce in una temperatura di oltre 4.300° centigradi (4.600 kelvin), superiore a quella di molte stelle ma inferiore – di un migliaio di gradi – rispetto a quella del Sole.

“Questo è il pianeta gigante gassoso più caldo che sia mai stato scoperto”, ha sottolineato il professor Scott Gaudi, docente di astronomia presso l'Ohio State University e coautore dello studio. A causa di queste temperature, l'atmosfera del gigante, che ha una massa 2,8 volte quella di Giove ma una densità di circa la metà, si è gonfiata a dismisura, inoltre sulla faccia illuminata è impossibile che si formino molecole d'acqua, metano o altro.

I ricercatori stimano che il pianeta sia sottoposto a un vero e proprio processo di evaporazione, per questo potrebbe lasciare alle sue spalle una lunghissima coda di materiale, esattamente come avviene con le comete. Qualora il gigante gassoso avesse un nucleo roccioso, è probabile che nel giro di alcune centinaia di milioni di anni venga esposto, presentandosi più o meno come Mercurio, l'arido pianeta più vicino al Sole. Ma la sorte dell'inospitale KELT-9B, che compie un'orbita in appena 36 ore, potrebbe essere ben peggiore, dato che un'eventuale espansione della stella potrebbe inghiottirlo definitivamente.

KELT-9B è stato scoperto grazie al piccolo telescopio Kelt (Kilodegree Extremely Little Telescope), uno strumento versatile ma soprattutto a basso costo. Basti pensare che lo strumento ha avuto un costo di circa 75mila dollari, contro i milioni necessari per i telescopi più grandi. Altri dispositivi si sono resi necessari per confermare l'esistenza del pianeta, un processo al quale hanno collaborato anche gli osservatori italiani Canis Major e quello dell'Università di Salerno. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

[Illustrazioni di NASA]