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20 Dicembre 2017
16:00

Joy, la donna che diagnostica il Parkinson con l’olfatto: come ci riesce

Grazie al suo incredibile olfatto una donna scozzese riesce a individuare il morbo di Parkinson dall’odore della pelle. Dalla sua capacità sta per essere sviluppato un innovativo test diagnostico.
A cura di Andrea Centini
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A sinistra Joy Milne, a destra la professoressa Perdita Barran. Credit: <a href="http://www.chemistry.manchester.ac.uk/news–and–events/announcements/skin–odour–could–lead–to–early–diagnosis–of–parkinsons.htm" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">Manchester University</a>
A sinistra Joy Milne, a destra la professoressa Perdita Barran. Credit: Manchester University

Grazie alla straordinaria capacità di una donna di “fiutare” il Parkinson dall'odore della pelle, un team di ricerca britannico è a un passo dalla realizzazione di un innovativo test per diagnosticare la diffusa malattia neurodegenrativa. L'incredibile storia, raccontata in un documentario della BBC, ruota attorno alla vita dell'ex infermiera scozzese Joy Milne, che diversi anni fa iniziò a sentire uno strano odore provenire dalla pelle del marito. L'uomo, deceduto nel 2015, da quel momento venne accusato dalla moglie a più riprese di non lavarsi adeguatamente, ma in realtà si trattava di uno dei sintomi del morbo di Parkinson incipiente.

Lavorando in ospedale, la Milne iniziò a sentire lo stesso identico odore del marito in tutti i pazienti colpiti dalla patologia neurodegenerativa. Inizialmente non diede peso alla coincidenza, ma dopo un certo numero di casi decise di rivolgersi a un team di ricerca dell'Università di Edimburgo, contattato durante un congresso. Sorpresi da questa incredibile capacità, i ricercatori decisero di sottoporre la donna a un esperimento con 12 magliette da annusare: sei appartenenti a malati di Parkinson e sei a persone del gruppo di controllo, ovvero perfettamente sane. La Milne non solo individuò correttamente tutti i pazienti colpiti dalla patologia, ma indicò anche un soggetto del gruppo di controllo, al quale fu diagnosticato il Parkinson tre mesi dopo l'esperimento.

A quel punto gli scienziati guidati dal professor Tilo Kunath capirono che questa straordinaria capacità della donna poteva essere sfruttata in ambito clinico. Così, una volta contattati i colleghi dell'Università di Manchester, hanno iniziato iniziato a condurre esperimenti per isolare le molecole prodotte dalla pelle dei malati. Gli studiosi coordinati dalla professoressa Perdita Barran, un'esperta di analisi chimiche, sono riusciti a identificarne ben dieci, che rappresentano una sorta di ‘firma odorosa' della patologia neurodegenerativa. È grazie ad essa che si sta approntando il test diagnostico. “È avvilente che un semplice scienziato della misurazione possa essere in grado di aiutare a trovare alcune molecole distintive per diagnosticare il Parkinson. Non sarebbe successo senza Joy”, ha commentato alla BBC la professoressa Barran.

[Credit: Manchester University]

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