Una ragazza Inuit di 18 anni, Jessica Pilurtuut, lo scorso 31 agosto ha arpionato e ucciso una balena della Groenlandia (Balaena mysticetus) di 14 metri. La diciottenne di Kangiqsujuaq, un villaggio del territorio Nunavik in Quebec, Canada, ha partecipato a una battuta di caccia con altri membri della sua comunità, impegnati nella finestra annuale di caccia ai cetacei (della durata di tre settimane) concessa in licenza. Gli Inuit del territorio Nunavik, la loro patria in Canada, cacciano le balene – e in particolar modo proprio questa specie – con metodi tradizionali per ottenere cibo, utensili, decorazioni e gioielli. La carne prelevata dal cetaceo ucciso, con la quale si prepara il caratteristico muktuk, sosterrà per alcuni mesi una comunità di un migliaio di persone.

La balena è stata avvistata e inseguita dagli equipaggi nello Stretto di Hudson, e l'imbarcazione dove si trovava Jessica è stata la prima a raggiungerla. La ragazza era alla sua prima esperienza di questo tipo e per l'emozione ha fallito il tiro d'esordio, con l'arpione rimbalzato sulla pelle del maestoso cetaceo. Incoraggiata dai compagni ha così inferto un secondo colpo, preciso e letale. Rientrata a Kangiqsujuaq con il resto dell'equipaggio, la ragazza è stata celebrata dai membri della sua comunità, ricevendo in premio da parte del capitano l'arpione con cui ha ucciso il mammifero marino. Ora lo espone gelosamente su una parete della sua cameretta. La ragazza ha sottolineato alla CBC canadese di essersi divertita e che è ancora eccitata per il risultato ottenuto, e che vorrebbe cacciare di nuovo.

La sua storia ricorda da vicino quella di Chris Apassingok, un sedicenne della comunità Yupik dell'Alaska che uccise un'altra balena della Groenlandia, un esemplare con un'età stimata di 200 anni. Queste comunità hanno una licenza speciale rilasciata dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC), che consente loro di catturare un numero limitato di esemplari ogni anno in seno alle cosiddette battute di ‘caccia tradizionale'. I grandi cetacei colpiti dagli arpioni muoiono soffocando nel loro stesso sangue, dopo una lunga agonia e tra sofferenze atroci. Non è un caso che molte associazioni ambientaliste si oppongano con vigore a tali metodi tradizionali, sottolineando che le comunità hanno ormai libero accesso ad altri alimenti e non debbano necessariamente uccidere i cetacei per nutrirsi.

[Credit: Jessica Pilurtuut]