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Alcune aree delle meravigliose Isole Marshall incastonate nell'Oceano Pacifico sono più radioattive di Chernobyl, la città legata indissolubilmente al disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 nell'Ucraina settentrionale. La ragione di tale contaminazione risiede nei 67 test atomici condotti sugli atolli tra il 1946 e il 1958 dagli Stati Uniti d'America. A dimostrare la pericolosa radioattività di questo (ex) paradiso è stato un team di ricerca americano composto da studiosi del Centro per gli Studi Nucleari dell'Università Columbia di New York.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor Malvin A. Ruderman, docente presso il Dipartimento di Fisica dell'ateneo newyorchese, hanno effettuato rilevazioni dei contaminanti radioattivi in una quarantina di campioni prelevati da siti di 11 isole differenti. Fra gli elementi rilevati vi sono due isotopi del Plutonio, l'Americio-241 e il Cesio-137, tutti quanti individuati anche nelle aree limitrofe della centrale nucleare ucraina “V.I. Lenin”, sita a pochi chilometri di distanza dalle città di Pryp'jat' e Chernobyl. Dalle analisi è emerso che le isole più contaminate delle Marshall sono Bikini, Runit, Enjebi e Naen, tutte con livelli superiori rispetto a quelli rilevati nella città di Chernobyl. La più contaminata di tutte è proprio la più famosa, Bikini, dove la radioattività legata al plutonio risulta essere ben mille volte superiore a quella registrata a Fukushima (dove nel 2011 si ebbe un altro incidente nucleare a causa di un devastante terremoto) e a Chernobyl stessa. Del resto su Bikini fu fatta esplodere una potentissima bomba all'idrogeno e nei suoi pressi furono fatte affondare numerose navi contaminate. Naturalmente la radioattività non è ovunque sulle isole ma solo nelle aree dove sono concentrati i detriti dei test.

Test nucleari. La radioattività delle Isole Marshall è recentemente balzata agli onori della cronaca anche a causa delle crepe e delle perdite rilevate nel Runit Dome o Cactus Dome, una gigantesca cupola di cemento spessa 45 centimetri che si estende per novemila metri quadrati. La costruì l'esercito americano negli anni '70 del secolo scorso per “seppellire” nel terreno i detriti contaminati dal fallout nucleare. Analisi recenti hanno dimostrato che gli inquinanti si stanno riversando nell'ambiente, e i risultati della recente indagine dell'Università Columbia non fanno che confermarlo. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati in due studi (qui e qui) sull'autorevole rivista scientifica PNAS.