Credit: Marlhans
in foto: Credit: Marlhans

Le iconiche statue dell'Isola di Pasqua, i moai, probabilmente servivano a indicare i luoghi in cui era possibile reperire acqua potabile, un bene preziosissimo in un luogo che ne è quasi completamente sprovvisto naturalmente. A suggerire l'ipotesi un team di ricerca composto da studiosi dell'Università Binghampton, del Dipartimento di Scienze Geologiche presso l'Università Statale della California e del Dipartimento del Controllo sulle Sostanze Tossiche di Sacramento.

Credit: myeviages
in foto: Credit: myeviages

Gli scienziati, coordinati dal professor Carl P. Lipo, docente presso il Dipartimento di Antropologia dell'ateneo di Binghampton, sono giunti a questa curiosa conclusione dopo aver analizzato nel dettaglio il territorio dell'affascinante Rapa Nui, il nome originale dell'Isola di Pasqua nella lingua nativa. Dalle indagini sul campo, infatti, ad eccezione di un paio di laghi di difficile accesso e un ruscello che in diversi periodi dell'anno si trasforma in palude, sull'isola l'acqua dolce è praticamente assente. Questo perché il terreno vulcanico poroso assorbe velocemente quella piovana e rende difficilissima la formazione di ruscelli.

Credit: victoriaspics
in foto: Credit: victoriaspics

Analizzando il percorso dell'acqua sotterranea assorbita dal terreno, Lipo e colleghi hanno osservato che scorrendo in discesa essa arriva a sbucare fra le scogliere affacciate sull'oceano, sgorgando sotto forma di acqua salmastra potabile. Poiché le colossali statue in tufo, generalmente alte fra i 5 e i 10 metri con parte del corpo interrata, sono state trovate associate a questi luoghi, secondo gli studiosi sarebbero servite proprio a guidare gli abitanti dell'isola per recuperare l'acqua. Sull'Isola di Pasqua sono state trovate anche piccole cisterne che possono contenere dai 2 a i 4 litri d'acqua piovana; per gli scienziati americani, tuttavia, sarebbero dovute essere molto più grandi per sostenere una popolazione stimata in 20mila persone al suo apice, prima che arrivassero gli schiavisti europei a fare razzie. Per comprendere il danno fatto a questo popolo, basti pensare che alla fine del XIX secolo rimasero poco più di 110 persone. Poiché le loro tradizioni erano trasmesse oralmente, anche per questa ragione aleggia ancora oggi un alone di mistero sul significato dei moai.

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L'ipotesi delle statue per indicare l'acqua potabile è affascinante, ma si tratta di una delle numerose proposte. Tra le più accreditate vi sono la raffigurazione di personaggi di spicco della comunità o la creazione di monoliti di buon auspicio, fertilità e prosperità; non a caso i moai sono tutti rivolti verso i cuore dell'isola. Qualunque fosse il loro reale significato, la loro costruzione si interruppe improvvisamente, forse perché per trasportarli da una parte all'altra dell'isola dalla cava erano necessari numerosi tronchi di albero, esauriti dopo il completo disboscamento compiuto dagli abitanti. I dettagli dello studio americano sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Hydrogeology.