Un'intelligenza artificiale ha progettato un potenziale farmaco contro la fibrosi in soli 46 giorni, quando normalmente un processo del genere richiede molti anni di lavoro e investimenti considerevoli. Il composto sviluppato dagli algoritmi dell'IA ha dato esiti biochimici positivi sia su cellule in coltura che su topi, ciò nonostante parlare di un medicinale vero e proprio è troppo presto. Si tratta di molecole con una cosiddetta farmacocinetica attiva che richiedono numerosi altri test prima di poter passare agli studi clinici, cioè alla sperimentazione umana.

A programmare l'intelligenza artificiale “cacciatrice” di farmaci potenzialmente innovativi è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della start up Insilico Medicine Hong Kong Ltd, che hanno collaborato con i colleghi della società WuXi AppTec Co. di Shanghai e con lo studioso Alán Aspuru-Guzik del Dipartimento di Chimica dell'Università di Toronto, Canada. Gli scienziati, coordinati dal dottor Alex Zhavoronkov, hanno sviluppato l'IA con tecniche di apprendimento automatico “nutrendola” con i dati delle ricerche su molecole in grado di colpire una specifica proteina – una chinasi – coinvolta nello sviluppo della fibrosi, una condizione legata alla cicatrizzazione delle ferite. L'obiettivo era far formulare all'IA nuove molecole sintetizzabili in laboratorio e capaci di agire sulla fibrosi.

In poche settimane l'intelligenza artificiale ha tirato fuori dal cilindro ben 30mila composti possibili, dei quali sei sono stati effettivamente sintetizzati in laboratorio da Zhavoronkov e colleghi. Di questi, due sono stati testati su cellule in coltura e uno su topi, mostrando reazioni promettenti per il trattamento della fibrosi. L'intera procedura ha richiesto solo 46 giorni e un investimento di 150mila dollari. Tenendo presente che per un farmaco moderno possono volerci 8 anni di lavoro e un investimento di 2,6 miliardi di dollari da parte delle case farmaceutiche, è indubbio che simili risultati rappresentino un passo avanti enorme per la ricerca. Non a caso sono numerosi i colossi farmaceutici che stanno investendo in queste IA. Come indicato, quello per la fibrosi è soltanto un farmaco potenziale e saranno necessari ulteriori studi per determinarne l'effettiva efficacia e sicurezza in ambito clinico, ma rappresenta comunque una pietra miliare nella ricerca scientifica. I dettagli sul composto sviluppato dall'IA sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.