La pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 sta avendo un impatto significativo sulla salute mentale delle persone, e sempre più studi stanno evidenziando una diffusione capillare di ansia, stress, sintomi depressivi e altri disturbi che abbracciano la sfera psicologia e psichiatrica. Laddove già presenti, queste condizioni si sono ulteriormente inasprite, talvolta a livelli insopportabili. Basti pensare a quanto emerso da un sondaggio dell’Istituto Piepoli commissionato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, in base al quale durante il periodo del lockdown più del 60 percento degli italiani stava soffrendo di stress, ma ben il 43 percento sperimentava il livello massimo possibile. Un nuovo studio ha dimostrato che la pandemia sta aggravando sensibilmente insonnia e ansia nelle mamme con figli piccoli; anche per questi ultimi si stanno evidenziando problemi nella qualità del sonno.

A determinare l'impatto della pandemia sulla salute mentale delle mamme è stato un team di ricerca israeliano guidato da scienziati dell'Università Ben ‐ Gurion del Negev di Beersheba, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Psicologia presso il Centro di Ricerca per la Psicobiologia del The Max Stern Yezreel Valley College. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Liat Tikotzky, direttrice del BGU Parenting, Child Development and Sleep Lab, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver sottoposto specifici questionari e test a centinaia di mamme con figli piccoli durante il primo lockdown in Israele (recentemente ne è stato avviato un secondo, a causa della preoccupante impennata dei contagi). Proprio l'isolamento sociale, la distanza dagli affetti più cari, l'impossibilità di frequentare luoghi e persone che si amano sono stati tra i principali catalizzatori del disagio mentale, assieme alla paura del contagio e alle problematiche economiche innescate dalla pandemia.

Analizzando statisticamente le risposte, Tikotzky e colleghi hanno osservato che le madri con la cosiddetta “insonnia clinica materna” – che si determina con un punteggio superiore a 15 in uno specifico test – è più che raddoppiata durante la pandemia, passando dall'11 percento rilevato uno o due mesi prima della diffusione del virus al 23 percento durante il lockdown. L'ansia è stata rilevata nella stragrande maggioranza delle donne (circa 4 su 5, l'80 percento), benché i livelli fossero assai variabili, da lieve a severo. Chi sperimentava problemi del sonno più marcati aveva anche maggiori probabilità di livelli più elevati di ansia. Circa il 30 percento delle mamme, inoltre, ha osservato una riduzione nella qualità del sonno del proprio bambino (quelli coinvolti avevano un'età compresa tra i sei mesi e i sei anni); la maggior parte di esse non ha tuttavia rilevato problemi, e alcune hanno addirittura osservato una migliore qualità del sonno (12 percento) e una durata maggiore del riposo (25 percento).

Probabilmente alcuni bambini hanno giovato del maggior tempo trascorso con la propria mamma, mentre le madri con i livelli più elevati di ansia e insonnia potrebbero aver influenzato negativamente il sonno dei figlio, come del resto evidenziato da altre ricerche. Poiché la qualità del sonno dei piccoli gioca un ruolo importante nel loro sviluppo, gli scienziati sottolineano l'importanza di valutare a fondo l'impatto di lockdown e altre misure così stringenti sulla crescita e la salute dei piccoli. I dettagli della ricerca “Maternal perceptions of sleep problems among children and mothers during the coronavirus disease 2019 (COVID‐19) pandemic in Israel” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Sleep Research.